Dire che il Bruce Springsteen riapparso all’inizio del 1992 fosse profondamente diverso sarebbe un eufemismo. Aveva attraversato un immenso cambiamento interiore, ma non prima di aver fatto qualche ricerca personale. Scritto e registrato in gran parte prima della nascita del suo primo figlio e dell’imminente matrimonio con Patti Scalfia. Le session per quello che divenne l’album Human Touch si svolsero tutte sulla costa occidentale in un periodo di circa 19 mesi – dal settembre 1989 al marzo 1991 e videro la partecipazione di una notevole varietà di musicisti, tra cui Roy Bittan (che viveva a Los Angeles, vicino a Bruce e la cui collaborazione fu molto preziosa), David Sancious, il batterista dei Toto Jeff Porcaro e Randy Jackson al basso. In questi 19 mesi vennero registrate circa 30 nuove canzoni tant’è che un album sarebbe già potuto uscire all’inizio del 1991.
Tuttavia Bruce decise, dopo una breve pausa , di continuare a scrivere e registrare nuovo materiale che farà poi parte dell’album Lucky Town. Così Human Touch rimase ad attendere un anno intero, cosa che fu ritenuta da molti un grosso errore. Molti pezzi significativi di quell’album furono inspiegabilmente lasciati fuori per poi riapparire fortunatamente su Tracks e altre compilations. In Human Touch la title track è un buon brano pop in cui Bruce esprime la necessità di amore e umanità dal rapporto di coppia, laddove il mondo non perdona, gli estranei non mostrano empatia e non c’è pietà nelle strade, non ci sono magie né miracoli, né ci si può aspettare qualcosa che piova dal cielo: l’uomo è solo e affidato a se stesso. Due brani che senz’altro risaltano nell’album sono Roll Of The Dice e Real World. Scritti in collaborazione con RoyBittan, entrambi attingono al soul e al Rhyth’n’ Blue della Asbury Park degli anni 70. Real World racconta il dolore e le difficoltà vissute da Bruce a causa del suo recente passato ma anche la sua autodeterminazione di fronte alla nuova realtà affettiva. La voce di Sam Moore aggiunge un apporto decisivo alla canzone e alla sua musicalità. Il protagonista di Roll Of The Dice è un giocatore perdente, ma deciso a puntare tutto sulla ragazza e sull’amore che prova per lei. La canzone ha un ritmo trascinante e non a caso le si affida in tour il momento centrale degli show. In I Wish I Were Blind, una dolce ballata in un quadro malinconico e struggente, canta dell’amore che un uomo prova ancora per la donna che lo ha lasciato per un altro. Tutta la bellezza che lo circonda sembra ora vana, e per tutta la gioia che un tempo gli ha dato il suo amore, ora c’è solo sofferenza estrema. Come spiegherà lo stesso Bruce «c’è un mondo d’amore e di bellezza, così come un mondo di paura e di perdita. Sono lo stesso mondo e il protagonista cerca di farsi strada attraverso quel labirinto tra bellezza e dolore.»
In Human Touch il suono è nitido, arricchito da abbondanti tastiere e sintetizzatori, in cui riescono a convivere più generi musicali: l’anima soul che emerge in Man’s Job, Real World, Real Man o in Roll Of The Dice, lascia spazio in All Or Nothin’ At All al più classico dei rock ‘n roll, con tanto di intro di batteria, chitarre elettriche che la fanno da padrone e la voce graffiante di Bruce. 57 Channels (And Nothin’ On) al contrario è minimale e cruda, con un riff di basso suonato dallo stesso Bruce e qualche sintetizzatore. Il testo è un’ironica quanto amara critica al consumismo della società occidentale. Ci sono ancora il pop di Soul Driver, con le gemme di David Sancious, le dure schitarrate di Gloria’sEyes e di Long Goodbye. With Every Wish è un folk impreziosito dalla tromba con sordina di Mark Isham mentre le chitarre taglienti e il singing baritonale avvicinano Cross My Heart alle sonorità country. Pony Boy è un traditional, una ninna nanna/filastrocca suonata da Bruce e Patti per chiudere l’album.
Il tema dominante del disco resta l’amore nelle sue pieghe più romantiche e passionali: l’innamoramento, la gelosia, le insicurezze, il distacco, la perdita. Non c’è “rabbia rock”, né voglia di fuga, solo il desiderio o la necessità di un contatto umano e di trovarti al sicuro con qualcuno che ami. […]

Estratto da P. Jappelli, G. Scognamiglio, la Grande Storia di Bruce Springsteen, Hoepli, Milano 2024
Human Touch, undicesimo album di Springsteen (il nono in studio).
Album senza l’ausilio della E Street Band.
Bruce Springsteen – Voce, chitarra, basso
Randy Jackson – Basso
Jeff Porcaro – Batteria, percussioni
Roy Bittan – Tastiere
Patti Scialfa – Cori
David Sancious – organo Hammond

