Bruce Springsteen: Somewhere North of Nashville (Tracks II: The Lost Albums)

Nel 1995, mentre nelle ore serali Bruce lavorava alle atmosfere oscure e introspettive che avrebbero caratterizzato The Ghost of Tom Joad — il suo unico album pubblicato nel decennio e il primo acustico dai tempi di Nebraska — nei pomeriggi si dedicava a un progetto completamente diverso, più dinamico e radicato nel country. Le due sessioni si sovrapponevano completamente, racconta Springsteen nelle note di copertina del cofanetto. Serviva anche ad alleggerire l’atmosfera intensa delle registrazioni di The Ghost of Tom Joad.” La sua idea iniziale era ambiziosa: un doppio album che mettesse in contrasto due anime, una più riflessiva e malinconica, e l’altra più spensierata e festosa, nello stile, come suggerisce il titolo, a forte impronta country.

Sin dalle prime note, Somewhere North of Nashville trasmette l’energia compatta di una vera band al lavoro, con una formazione arricchita da numerosi musicisti, collaboratori storici al fianco di nuovi volti: Danny Federici, Garry Tallent, Max Weinberg, Patti Scialfa, Soozie Tyrell, Charlie Giordano ma anche il batterista Gary Mallaber e soprattutto il polistrumentista Marty Rifkin, appena reduce dalla collaborazione con Tom Petty su Wildflowers. La sua pedal steel, strumento chiave nell’arrangiamento, aggiungeva un tocco country inconfondibile, anticipando le atmosfere che Springsteen avrebbe esplorato in The Seeger Sessions e Western Stars

Lavorare con quella che lui stesso definì ironicamente la “Beverly Hill Combo” riportò Springsteen a un modo di fare musica più diretto, collettivo e spontaneo, che ricordava l’energia dei tempi di Born in the U.S.A. 
Delivery Man racconta con tono surreale le disavventure di un camionista che, durante un trasporto di polli vivi, finisce fuori strada.  Detail Man, invece, gioca su un registro provocatorio, carico di allusioni sensuali, come: “Un detail man non ti lascia mai nel dubbio / Ti bacerò in posti che gli altri uomini non sanno nemmeno che esistino.”

Entrambe le canzoni sprigionano una carica travolgente, così come Repo Man, Tiger Rose (già incisa da Sonny Burgess ma mai pubblicata da Springsteen) e Stand On It, già apparsa in versioni precedenti come lato B di Glory Days (1985) e poi nella raccolta Tracks (1998).

Sul versante più emotivo, spicca Under a Big Sky, una ballata intensa e malinconica.
Il protagonista ha abbandonato la casa, gli amici e la persona amata senza spiegazioni, lasciandosi alle spalle tutto ciò che conosceva. Dice solo “Non posso più tornare indietro”. Trova impiego come manovale stagionale, osservando il tempo che scorre. È affaticato, isolato. E canta: Stanotte inseguo animali randagi in questo canyon / Grido il tuo nome e ascolto l’eco svanire sotto un grande cielo.

Oltre ai brani inediti, l’album presenta anche nuove versioni di canzoni già note ai fan più attenti.
Janey Don’t You Lose Heart, ad esempio, uscì originariamente come lato B di I’m Goin’ Down nel 1985 e comparve poi su Tracks.
Qui, la registrazione ha un tono più caldo e soulful, e per molti supera l’originale per delicatezza e profondità.

Anche la già citata Stand On It viene riproposta in una versione meno frenetica rispetto a quella degli anni ’80, lasciando emergere il testo con maggiore chiarezza. La title track, Somewhere North of Nashville, è già nota al pubblico per essere apparsa su Western Stars (2019), ma la versione presente qui proviene da una sessione alternativa, con un arrangiamento più vicino al mondo honky-tonk, rispetto a quello orchestrale poi pubblicato. Fa eccezione un brano che non appartiene agli anni ’90: You’re Gonna Miss Me When I’m Gone, registrato come demo per la prima volta nel 2010. Si tratta di una canzone di addio, ma priva di amarezza. È cantata con serenità e consapevolezza, forse riflettendo la maturazione personale di Springsteen in quegli anni: Ti mancherò quando me ne sarò andato / Quando le notti saranno lunghe e vuote / So che sei brava ad andare avanti, baby / Ma ti mancherò quando non ci sarò più.”

L’album non fu pubblicato negli anni ’90 probabilmente perché Springsteen preferì The Ghost of Tom Joad. E probabilmente aveva ragione. Anche se Somewhere North of Nashville è un lavoro solido e ricco di spunti, non ha la stessa intensità emotiva e profondità dell’album acustico che scelse di pubblicare. Dopo l’uscita di Joad e il lungo tour che ne seguì, Somewhere North of Nashville venne accantonato e dimenticato.

Eppure, la sola esistenza di questo disco ci spinge a riconsiderare quel periodo della carriera del Boss con nuovi occhi. “È molto simile a quanto successe con Born in the U.S.A. e Nebraska,” riflette Springsteen.
Per un po’ li consideravo un unico album. Lo stesso valeva per Somewhere North of Nashville e The Ghost of Tom Joad: due lati della stessa medaglia.” 

Tracklist; Testi & Traduzioni; Video di di Somewhere North of Nashville:

    1. REPO MAN

    (YouTube)

    1. TIGER ROSE

    (YouTube)

    1. POOR SIDE OF TOWN (scritta con Johnny Rivers And Lou Adler)

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    1. DELIVERY MAN

    (YouTube)

    1. UNDER A BIG SKY

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    1. DETAIL MAN

    (YouTube)

    1. SILVER MOUNTAIN

    (YouTube)

    1. JANEY, DON’T YOU LOSE HEART

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    1. YOU’RE GONNA MISS ME WHEN I’M GONE

    (YouTube)

    1. STAND ON IT

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    1. BLUE HIGHWAY

    (YouTube)

    1. SOMEWHERE NORTH OF NASHVILLE

    (YouTube)

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