Bruce Springsteen “Devils And Dust” tour – 04 Giugno 2005 – Bologna – Palamalaguti

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Bologna, prima tappa italiana del tour.

Domani a Roma, martedì a Milano Springsteen, rigore rock. «Aiutatemi con il silenzio» Concerto come un rito, Bruce cantastorie nella penombra

BOLOGNA — Il Boss è solo. Lo circondano i suoi ferri del mestiere: un piano a coda e un organetto.
Le chitarre, no. Bruce Springsteen se le fa passare da dietro le quinte. E ne cambia non poche, avrebbero ingombrato il palco.
L’applauso degli ottomila e quattrocento che ieri lo ha accolto al Palamalaguti, alle porte di Bologna ( dove è partito il tour italiano, domani sarà a Roma e martedì a Milano: biglietti esauriti, ovunque), non ne ha intaccato lo sguardo impenetrabile.
Ma, prima di iniziare, si rivolge al pubblico e in italiano dice: « Ho bisogno di molto silenzio, così posso dare il meglio di me » .

Springsteen, avvolto dalla penombra, attacca « My Beautiful Reward » un brano resuscitato dal lontano « Lucky Town » .
Passano una manciata di canzoni e dice: « Questa è dedicata a tutte le madri e i padri, buona fortuna con i vostri figli » . E intona « Long Time Comin’ » sulla paternità. La scena è abbellita da due lampadari di cristallo, le quinte teatrali sono illuminate da fasci di luce viola. Due piccoli schermi, ai lati del palco, rimandano l’immagine di Springsteen. Nulla può deviare la concentrazione. Un rito amaro che non ammette distrazioni, come sottolinea anche la voce fuori campo che, prima del concerto, avverte di spegnere i cellulari.

In quasi due ore e mezzo, chiuse con la cover di « Dream Baby Dream » dei Suicide, Springsteen scarnifica le sue canzoni, ne ritrova l’essenza. A costo di cambiare radicalmente le versioni originali: solo pianoforte e voce per un’irriconoscibile « The River » ; usa la chitarra per « The Promised Land » , ma ne sottrae lo spirito rock.
Stupisce Bruce. E inserisce a sorpresa nella scaletta la controversa « Paradise » , scritta dopo l’ 11 settembre, sui pensieri del kamikaze che sta per farsi esplodere. Si lascia anche scappare qualche battuta: « Sto dimagrendo » , e si sistema la cintura dei pantaloni. Il peso di questi concerti è tutto sulle spalle di Bruce che ha accantonato, per il momento, le impennate elettriche della E Street Band e le accelerazioni rabbiose di « Born In The Usa » o « Glory Days ».
Il suo 19mo album, « Devils Dust » , è affollato da anime solita rie e inquiete. Dal suo ultimo, poetico e introspettivo lavoro arriva la desolata « song » che dà il titolo al disco; « Reno », la cronaca spicciola dell’incontro fra una prostituta e il suo cliente; il pugile tradito e disincantato di «The Hitter» . il popolo di Springsteen segue il concerto in silenzio, seduto sugli spalti e sulle sedie di plastica della platea. Si applaude solo alla fine di ogni pezzo, però sono ammesse eccezioni: quando arrivano le nuove « Maria’s Bed » e « Leah » tutti battono il ritmo con le mani. Ma aspettano un segno dal Boss, che giunge al termine della serata, prima che intoni « Matamoro’s Banks » . Nel suo italiano zoppicante dice: « Non correte, muovetevi lentamente così non si fa male nessuno » . E gli spettatori gli vanno incontro, pigiandosi sotto il palco. Arriva anche il momento di ballare sulla festosa « Ramrod » . Il concerto è attraversato da un’atmosfera sobria che contrasta con il colorato popolo del Boss. Si parte dai trent’anni e si arriva fino ai sessanta.
Si intravede qualche adolescente, ma questa volta sono i genitori a trascinare i ragazzi a un concerto, non il contrario.
C’è chi si lamenta per i prezzi alti dei biglietti ( da 50 a 97,50 euro), ma alla fine sono tutti contenti.
Uno striscione recita: « Oggi risorgiamo per Bruce. Pace! » . Oggi Springsteen è soprattutto rigore e passione (non solo politica). Anche questo ne alimenta il mito.

Sandra Cesarale (sofdellemuse.forumcommunity.net)

Credo sia veramente difficile, se non impossibile, riassumere con le parole quanto visto ieri sera a Bologna. Neppure le più ottimistiche aspettative potevano far pensare ad uno spettacolo del genere. Bruce solo sul palco ci ha regalato 2 ore e un quarto di pure emozioni, come nessun altro è in grado di fare. Nonostante il luogo completamente inadeguato all’evento, la serata si è rivelata di una intensità particolare. L’attacco ormai consueto è con My Beautiful Reward all’organo, versione di una struggente bellezza (la prima volta che la sentii su boot piansi), seguita dalla incredibile, spettrale Reason to Believe, armonica, voce e tacco… Devils and Dust nella versione live acquista ancora più pathos, Lonesome Day rimanda a ricordi appena sopiti, Long Time Comin’ viene dedicata a tutti i padri e le madri, Silver Palomino la apprezzo di più qui che non su disco…. Bruce passa al piano ed evidentemente tra For You e Bologna deve esserci un legame stretto…… Esecuzione splendida e platea rapita. Se poi ci attacca dietro The River, in una versione da lacrime agli occhi che volete farci??? Gli applausi non finiscono più……….., ma che è???…… Mi pare…, anzi sono certo……. State Trooper!!!!!!!!! Cosa sono quelle gocce che scendono dai miei occhi??? Fiato sospeso, Palamalaguti in estasi, grazie Bruce…..
Un po’ di relax e divertimento con Maria’s Bed, dopo un trittico d’eccezione. Si canta, si applaude, mai sopra le righe, davvero un bel pubblico. E allora vuoi farmi veramente piangere, Bruce!! My Father’s House, in un silenzio assoluto. Bellissima. Non servono parole, bisognava esserci. Reno si conferma come un capolavoro, esecuzione intensa, perfetta. Pianola elettrica per Paradise, continuata poi su pianoforte. Splendida, sarà pure un clone di The Sound of Silente, ma questa versione è molto toccante. Real World in versione al piano ridà finalmente dignità a questo brano, My Hometown spezza definitivamente i cuori. The Rising, con Bruce che si fa anche il controcanto e Further on (Up The Road) ci ridanno Bruce per un momento alla chitarra.
Jesus lo riporta al piano. L’esecuzione è toccante, anche questo brano migliora nella sua veste live rispetto al disco. Leah ci riporta tutti a cantare, battere le mani, partecipare….. The Hitter è un monumento. Lo ripeterò all’infinito, in questo brano Bruce mi rimanda al miglior Leonard Cohen. L’arpeggio e la voce di Bruce sono perfetti ed a mio avviso qui si è toccato uno dei punti più alti dello show (ho detto uno, non il più……) Prima di Matamoros Bank Bruce chiede un favore…… Vabbè, siamo in Italia……….. In un attimo, giusto per fare il contrario di quanto chiesto da Bruce una marea di gente è sotto il palco…… Bastava attendere un attimo e Bruce stesso ci avrebbe invitato ad avvicinarci. Ma dobbiamo sempre distinguerci…… Matamoros passa che non me accorgo, intento a cercare di vedere qualcosa, tra le teste dei soliti marcantoni che mi trovo davanti (ma possibile che davanti ci debbano sempre essere quelli alti???) I bis (Ramrod e LOHAD) servono a far saltare e sfogare il pubblico, The Promised Land, nella solita scarna e spettrale versione del TJ tour (forse qui ancora più spettrale e intensa) ci riporta tutti sulla terra ed al silenzio assoluto.
Dream Baby Dream è a mio avviso il vertice assoluto dello show. Organo e voce, un lamento che poco per volta sale d’intensità e diviene preghiera,con la voce di Bruce che cresce e cresce ancora, in un finale da brividi, con le vene del collo gonfie, con il sudore che riga il viso, con Bruce avvinghiato al microfono………. Non può esserci nient’altro dopo, lo show DEVE finire così, con l’estasi. L’estasi che un grande, grandissimo Bruce ha saputo donarci ieri sera in una serata memorabile, unica, indimenticabile. Leggendo troverete ripetuto spesso il termine “intenso”, ma è il termine più adatto per descrivere lo spettacolo che ci ha regalato Bruce ieri sera. Grazie e grazie ancora e grazie per sempre, amico, fratello, compagno, per cercare ogni volta di darci il “tuo meglio”, e per riuscirci sempre. Ci sono ancora due date, se non li avete, cercate i biglietti, andate a vederlo, è un’esperienza unica, salutare; non ve ne pentirete, non ve ne pentirete, anzi………

Ale (springsteenmilano.forumfree.it)

SETLIST:

01. My Beautiful Reward (suona il pump organ)
02. Reason To Believe
03. Devils And Dust
04. Lonesome Day
05. Long Time Coming
06. Silver Palomino
07. For You (solo piano)
08. The River (solo piano)
09. State Trooper (electric guitar)
10. Maria’s Bed 
11. My Father’s House (VIDEO)
12. Reno
13. Paradise (solo piano)
14. Real World (solo piano)
15. My Hometown (solo piano)
16. The Rising
17. Further On (Up The Road)
18. Jesus Was An Only Son (solo piano)
19. Leah
20. The Hitter
21. Matamoros Banks
22. Ramrod
23. Land Of Hope And Dreams
24. The Promised Land
25. Dream Baby Dream (suona il pump organ)

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