Accadde oggi: 20 Gennaio 1988, Bruce Springsteen introduce Bob Dylan nella Rock and Roll Hall of Fame

1988: Rock superstars Bruce Springsteen, left, and Bob Dylan, right, appear at their Rock ‘n Roll Hall of Fame induction ceremonies at New York’s Waldorf-Astoria Hotel, Wednesday, Jan. 21, 1988. Dylan was one of five rock legends inducted into the hall during the ceremonies, while Springsteen must wait his turn; artists do not become eligible until 25 years after releasing their first recording. (AP Photo/Ron Frehm)

Dylan venne presentato da Bruce Springsteen che pronunciò questo discorso:

“La prima volta che ho sentito Bob Dylan ero in macchina con mia madre, la radio era sintonizzata sulla WMCA ed è arrivato quel colpo di rullante che suonava come qualcuno che avesse aperto a calci la porta della tua mente: Like A Rolling Stone. Mia madre – alla quale il rock’n’roll piaceva – ci pensò un minuto, poi mi guardò e disse: “Quel tizio non sa cantare”. Ma io sapevo che aveva torto. Rimasi lì senza dir niente, ma sapevo di star ascoltando la voce più forte che avessi mai sentito. Era scarna e sembrava nello stesso tempo giovane e adulta. Corsi subito a comprare il singolo ed andai a casa ad ascoltarlo, ma era una canzone di Lenny Welch. L’etichetta era sbagliata. Così tornai al negozio, cambia il disco e lo ascoltai. Poi ritornai a comprare Highway 61 Revisited. E questo fu tutto ciò che ascoltai per settimane intere, guardando la copertina con Bob nella giacchetta di seta blu e la maglietta della moto Triumph.
Quando ero ragazzino, la voce di Bob in qualche modo mi eccitava e spaventava, mi faceva sentire irresponsabilmente innocente – ancora oggi mi fa lo stesso effetto. Era un rivoluzionario. Bob ti liberava la mente come Elvis liberava il corpo. (spezzone del video di Subterranean Homesick Blues da Don’t look back). Aveva la visione ed il talento per infilare il mondo intero in una canzone. Inventò una nuova sonorità per il cantante pop, superando i limiti di ciò che un artista può ottenere da una registrazione e cambiò la faccia del rock’n ‘roll per sempre.

Senza di lui i Beatles non avrebbero mai fatto Sgt. Pepper, i Beach Boys Pet Sounds, i Sex Pistols God Save The Queen, gli U2 Pride In The Name Of Love, Marvin Gaye What’s Goin’ On, Grandmaster Flash potrebbe non aver mai fatto The Message, i Count Five Psichotic Reaction e non ci sarebbe mai stato un gruppo chiamato Electric Prunes. E tutt’oggi ovunque si faccia del grande rock, c’è l’ombra di Bob Dylan.

Circa tre mesi fa stavo guardando The Rolling Stone Special in TV. Venne fuori Bob che era molto su di giri. Si lamentava del fatto che i suoi fans lo fermassero per strada trattandolo come un fratello perduto da tempo, sebbene non lo conoscessero di persona. (spezzone dal video di Jokerman). Ora, parlando da ammiratore, quando avevo quindici anni e ascoltavo Like A Rolling Stone, ascoltavo un tizio che aveva il fegato di prendersela col mondo intero e che mi faceva sentire come se anch’io avessi dovuto farlo. Forse alcuni fraintesero quella voce credendo che Bob avesse preso posizione anche per loro, ma crescendo, si impara che non c’è nessuno che può fare qualcosa al posto tuo. Così stasera sono qui solo per ringraziarti, per dire che non sarei qui se non fosse per te, per dire che non c’è un’anima in questa stanza che non ti debba riconoscenza, e per rubare una frase da una delle tue canzoni – che ti piaccia o no – “tu sei stato il fratello che non ho mai avuto”.

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