
NO HUMAN IS ILLEGAL
Quando il silenzio diventa complicità
di Andrea Bado’
Quello che sta accadendo negli Stati Uniti, a Minneapolis, non è solo una questione americana. È una ferita aperta che riguarda tutti noi, perché parla di abuso di potere, di violenza istituzionalizzata, di diritti umani calpestati sotto gli occhi di un mondo che osserva e, troppo spesso, sceglie di tacere.
Un silenzio che non è neutrale.
Un silenzio che, ormai, è complicità.
Le immagini e le testimonianze che arrivano dagli Stati Uniti raccontano una realtà che non può più essere archiviata come “emergenza” o “ordine pubblico”. Raccontano un sistema che colpisce i più deboli e lo fa protetto dall’uniforme, dall’impunità, dall’indifferenza internazionale. Ed è proprio questa indifferenza a risultare oggi la cosa più intollerabile.
In questo vuoto morale, qualcuno ha scelto di esporsi. Bruce Springsteen lo ha fatto. Ancora una volta.
Non per moda, non per convenienza, ma per coerenza. Springsteen ha sempre raccontato l’altra America: quella delle fabbriche che chiudono, delle periferie dimenticate, degli uomini e delle donne lasciati indietro.
Lo ha fatto in The Ghost of Tom Joad, quando si immedesima nel personaggio di Tom Joad — protagonista di Furore di Steinbeck — promettendo di stare dalla parte degli ultimi, cantando “Wherever there’s a cop beatin’ a guy, wherever a hungry newborn baby cries”, legando la giustizia sociale alla responsabilità individuale.
Lo ha fatto in American Skin (41 Shots), pagando di persona per aver osato raccontare la violenza della polizia molto prima che diventasse un tema “accettabile”.
La sua recente presenza a fianco delle proteste, la partecipazione a sorpresa al concerto di Tom Morello, non è un gesto simbolico: è una presa di posizione. Un messaggio chiarissimo a chi continua a voltarsi dall’altra parte. L’arte, quando è vera, non consola: disturba.
Ed è qui che il discorso diventa ancora più scomodo.
Mentre il mondo denuncia — o dovrebbe denunciare — quanto sta accadendo negli Stati Uniti, l’Italia si prepara ad accogliere le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Un evento che dovrebbe incarnare pace, dialogo, fratellanza. Eppure, proprio in questo contesto, emerge una contraddizione grave: la presenza annunciata di agenti statunitensi legati a strutture di sicurezza federali, tra cui una divisione dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), agenzia oggi al centro di pesantissime accuse per abusi e violenze.
Anche se le autorità italiane sottolineano che ogni operazione di sicurezza resterà sotto il controllo dello Stato italiano e che questi agenti non effettueranno controlli di polizia o di immigrazione, il punto non è tecnico. È politico e morale. È davvero accettabile che chi si è macchiato le mani di sangue, chi è diventato simbolo di repressione e paura, venga accolto senza una presa di posizione netta? È questo il messaggio che vogliamo dare dal nostro Paese, proprio mentre qualcuno, non molto tempo fa, arrivava perfino a proporre un Premio Nobel per la Pace a Donald Trump?
Springsteen queste ipocrisie le ha sempre smascherate. In Born in the U.S.A. — una delle canzoni più fraintese della storia — raccontava già quarant’anni fa il tradimento di un Paese verso i suoi stessi figli. E in Dancing in the Dark ci ha lasciato una frase che oggi suona come un monito collettivo:
“You can’t start a fire without a spark.”
Non puoi accendere un fuoco senza una scintilla.
Forse quella scintilla, ancora una volta, Springsteen ce la sta offrendo. Ma una scintilla da sola non basta. Serve una coscienza che si risvegli, una presa di posizione che vada oltre il silenzio comodo, oltre l’indignazione a intermittenza.
Perché davanti agli abusi, alla violenza, alla negazione dei diritti umani, non scegliere è già scegliere.
E continuare a tacere, oggi, non è più un’opzione.
È proprio questo che oggi ci manca: ricordarci che esiste ancora una terra di speranza e di sogni, ma che non è un luogo garantito né scontato. È un treno in corsa, canta Springsteen in Land of Hope and Dreams:
“This train carries saints and sinners, losers and winners.”
Un treno che non chiede chi sei stato, ma da che parte scegli di stare adesso.
Un treno su cui “dreams will not be thwarted” e “the bells of freedom ring”.
I sogni non saranno ostacolati” e “le campane della libertà suonano”
Tutti a bordo. Ma senza più scuse.