
«La speranza ha trovato casa. È ora di aprire le porte». Con questo messaggio, semplice ma carico di significato, l’Obama Presidential Center si prepara a inaugurare una nuova stagione nella storia culturale e civile di Chicago e, nelle intenzioni dei suoi promotori, anche degli Stati Uniti.
Domani, giovedì 18 giugno, alle 11 del mattino ora locale (le 18 in Italia), il nuovo centro voluto dall’ex presidente Barack Obama aprirà simbolicamente i battenti con una cerimonia che promette di essere molto più di un evento istituzionale: una celebrazione pubblica di idee, memoria, cultura e partecipazione. L’intero appuntamento sarà trasmesso in livestream mondiale sul sito ufficiale dell’Obama Presidential Center a questo link.
Per l’occasione è stato chiamato un cast che sembra il cartellone di un festival impossibile: Bruce Springsteen, Bono e The Edge degli U2, Stevie Wonder, Eddie Vedder, Christina Aguilera, Common, Jennifer Hudson, John Legend, Marc Anthony, The Roots, Tems e molti altri protagonisti della musica internazionale.
L’annuncio è arrivato attraverso un’operazione social costruita con il tono diretto, originale e divertente che ha spesso caratterizzato la comunicazione di Obama: un video pubblicato su Instagram in cui l’ex presidente aggiunge progressivamente artisti e ospiti a una chat di gruppo, svelando così il programma dell’evento. La Obama Foundation ha accompagnato il lancio con parole che chiariscono l’ambizione dell’iniziativa: «Riuniremo alcune delle voci e delle icone più importanti del nostro tempo per la cerimonia di inaugurazione dell’Obama Presidential Center».
Accanto alle performance musicali, il programma prevede anche gli interventi di Barack Obama e dell’ex First Lady Michelle Obama, oltre a momenti di riflessione affidati al pastore Joel Hunter, a Joshua DuBois e ad altre figure vicine al percorso pubblico dell’ex presidente, tra cui Marty Nesbitt, Valerie Jarrett e l’attrice e produttrice Marsai Martin.
Ma l’evento del 18 giugno rappresenta soprattutto l’inizio di un progetto destinato a lasciare il segno. L’Obama Presidential Center, che aprirà ufficialmente al pubblico il 19 giugno, non sarà soltanto una biblioteca presidenziale: il complesso è stato concepito come un grande polo educativo, culturale e civico, con spazi museali, programmi formativi e luoghi dedicati all’incontro e alla partecipazione.
Nelle parole del centro, la cerimonia vuole riunire «leader globali, artisti, innovatori e cittadini in una celebrazione dei valori che hanno plasmato la presidenza Obama e continuano a ispirare le persone a credere nel proprio potere di generare cambiamento».
E forse è proprio questa la cifra dell’evento: non solo inaugurare un edificio, ma provare a trasformarlo fin dal primo giorno in un simbolo. Con una colonna sonora affidata alle grandi voci di un’epoca e un messaggio che punta dritto al cuore dell’immaginario americano: la speranza, ancora una volta, come luogo da abitare.
Ricordiamo che il rapporto tra Bruce Springsteen e Barack Obama, oltre che sulla stima reciproca, si basa su valori condivisi: empatia, identità americana, lavoro e senso di comunità. Nel tempo hanno sviluppato un’amicizia pubblica che va oltre il rapporto tra artista e politico. Nel 2021 hanno anche realizzato insieme il podcast “Renegades: Born in the USA”, in cui parlano di temi come la storia degli Stati Uniti, famiglia, leadership, musica e il significato di essere americani. Springsteen ha sostenuto Obama durante le campagne presidenziali e si è esibito in eventi legati alla sua elezione e presidenza. Obama, a sua volta, ha spesso descritto la musica di Springsteen come la principale voce artistica del racconto americano.