
Il 9 ottobre 1987 uscì Tunnel Of Love, capolavoro lirico di trasparenza e umanità, uno dei capitoli più intimi della sua ampia discografia, che ancora una volta spiazzò tutti. Quanto l’album sia autobiografico, o un letterario artificio di psicanalisi per comprendere la crisi di un rapporto amoroso che cominciava a incrinarsi, o anche un ridimensionamento istintivo del successo nel tentativo di proteggere la propria integrità di uomo con i piedi saldi a terra, poco importa: resta uno degli album che meglio tratteggia lo Springsteen uomo – o semplicemente un uomo – quasi inerme davanti al tunnel delle sue paure.

Musicalmente l’album è più asciutto ed essenziale, in conformità con le tematiche analizzate, ma non per questo meno raffinato negli arrangiamenti. Il brano di apertura Ain’t Got You chiarisce subito il senso del nuovo lavoro: ho tutto, ma mi manca l’amore. Versi semplici, spiazzanti, non privi di una certa autoironia, con cui il rocker multimiliardario dà la misura di quanto, nonostante abbia “tutte le ricchezze che un uomo possa immaginare”, sia ancora lontano dal vero appagamento dello spirito, che risiede probabilmente in valori che non ha ancora trovato. Il sound è per questo cupo, con essenziali frustate di chitarra.
Con TougherThan The Rest si dà inizio al racconto di coppia: è una struggente dichiarazione d’amore che si sviluppa su un tappeto di tastiere. Il suono del sintetizzatore è stratificato e melodico, la batteria suona cupa e appare minacciosa perché l’amore, quello vero, è un viaggio che si può intraprendere solo se si è pronti e attrezzati. La canzone rimanda per certi aspetti a Thunder Road, in cui Bruce cantava di voler scappare con la propria amata. Ma ora non è più tempo di fughe d’amore, ora si volta pagina e, se si è entrambi pronti, si parte davvero. Complementare a Ain’t Got You ma di segno opposto è la storia di AllThat Heaven Will Allow in cui un uomo che ha appena dismesso i panni di lavoro affronta a cuor leggero la semplicità della sua vita perché ha l’amore della sua donna. La melodia di conseguenza non può, stavolta, che essere solare e leggera, come l’anima del protagonista a dispetto dei suoi pochi soldi in tasca. Tra le figure dei due precedenti racconti, vi è quella del controllato Cautious Man, sposato con una donna che ama, ma scisso tra “love” e “fear”, parole che – come il protagonista del film La morte corre sul fiume con Robert Mitchum – porta tatuate sulle dita di entrambe le mani perché “non gli fu mai chiaro con quale delle due reggesse il suo destino”: versi toccanti che condensano tutto il turbamento di un uomo innamorato ma incapace di tenere a bada le proprie paure.

Ancora tra amore e angoscia, e sulle note di un blues sanguigno, si muove anche la ragazza madre di Spare Parts che, abbandonata dal ragazzo che l’ha messa incinta, depone suo figlio sulle acque di un fiume nella speranza che qualcuno lo accolga, ma alla fine con coraggio lo riprende tra le braccia per riportarlo a casa, vende la fede nuziale e l’abito da sposa inutilizzato e comincia consapevole un nuovo capitolo. Walk Like A Man è una ballata raffinata avvolta da un delicato riff di tastiere con cui Bruce accompagna ricordi reali della sua infanzia e riflessioni da uomo maturo sul tema del matrimonio, dalle cerimonie fiabesche cui assisteva da piccolo alla chiesa di St. Rose of Lima, a quella che lo aveva visto protagonista da adulto, sopraffatto dal senso di responsabilità. La storia, come era già avvenuto in My Hometown, si snoda attraverso il tempo imperniata sul rapporto con il padre, ora narrato attraverso l’ingenuità e l’adorazione degli occhi di bambino che cerca di emularlo, ora con l’empatia del giovane sposo davanti alle proprie responsabilità all’altare e infine con la presa di coscienza dell’uomo più maturo che, consapevole del nuovo ruolo nella propria vita, prega di trovare la forza per camminare come un uomo.

La title track Tunnel Of Love è un brano ricco di sintetizzazione e di effetti sonori (catturati al Point Pleasant, in New Jersey) per evocare i suoni e i frastuoni di un luna park che – tra attrazioni e misteri, riflessi di specchi magici e oscurità di case stregate, salite e discese dell’otto volante – diviene un’efficace metafora del percorso amoroso. Con Two Faces Bruce parla dell’ambiguità che può contaminare una relazione, di promesse non mantenute e soprattutto di buoni intenti che non si riescono a perseguire. In BrilliantDisguise è invece affrontata la delicata questione della fiducia, l’altra colonna portante, insieme all’amore, del rapporto di coppia. Commenterà Bruce a tal proposito: «La fiducia è qualcosa di fragile che ti obbliga a mostrare agli altri quanto hai il coraggio di rivelare. BrilliantDisguise, però, afferma che la prima maschera ne cela un’altra e così via finché non inizi a dubitare di chi realmente sei». Indicativo, in tal senso, è il ricordo di quando, durante una piacevole serata a lume di candela con Julianne, una parte di lui cominciò a dubitare che lei lo stesse usando per la sua carriera. «Nulla di più falso», ammetterà Bruce nelle sue memorie, ma ormai il sospetto si era insinuato: fu la goccia che fece traboccare il vaso della sua insicurezza o anche l’alibi che lo indusse a erigere un muro definitivo tra lei e lui. «Il timore di avere qualcosa – scriverà Springsteen -, di accogliere nella mia vita qualcuno che mi amava, stava scatenando una reazione deleteria». Errori e cadute con atmosfere crepuscolari sono i temi della malinconica riflessione di One Step Up. Anche in questo caso, la canzone riflette la crisi matrimoniale di Bruce prima del divorzio. Il testo è poetico, una successione di fotogrammi e metafore eloquenti: una casa con un forno rotto, una auto che non riesce a partire, un uccello che non vuole cantare e campane di una chiesa che non suoneranno per una giovane sposa. E poi errori che si ripetono, “piccole guerre sporche” tra amanti, e sforzi di resistenza a facili seduzioni e rifugio nei propri ricordi o nei propri sogni. L’arrangiamento è ridotto all’osso, a sottolineare l’introspettività della canzone, con cori di sottofondo – eseguiti per ironia della sorte da Patti Scialfa, sua futura moglie – che accompagnano con un’eco conturbante il cantato solista di Bruce.
Giunge WhenYou’re Alone a stemperare i toni, ma solo quelli, perché i versi sono raggelanti: ormai il protagonista deve affrontare con consapevolezza la solitudine (o anche la separazione), una percezione che “ti manda al tappeto” e “ti fa tornare carponi a casa”. Ma quando l’amore svanisce, non c’è altro da fare se non prenderne atto e andare avanti sulla propria strada. Ma Bruce non intende chiudere la storia raccontata nell’album con un brano dai toni così fatalisti e affida l’epilogo a Valentine’s Day, un valzer lento in cui il protagonista, guidando su una “spettrale vecchia autostrada”, si abbandona al fluire dei pensieri che come un fiume – talvolta illuminato dalla luce della luna, talvolta avvolto nel suo letto freddo e inquietante – gli scorrono senza sosta nella mente, accrescendo in lui la paura di perdere la amata.
Nell’album, Springsteen come sempre non dà risposte o ricette per uscire vittoriosi, rifiuta assiomi (l’età adulta non è dopotutto un processo di accettazione dell’assenza di certezze assolute?) e cattura in pieno la caotica realtà tridimensionale delle relazioni, esplorando le dinamiche di un sentimento che può portarti gioia quanto dolore ma che, come maturerà in Moonlight Motel di Western Stars (2019), varrà sempre e comunque la pena di aver provato. Bruce percorrerà tutto quel tunnel dell’amore e ne uscirà molti anni più tardi, con la paternità e la relazione stabile con Patti Scialfa, tuttora la sua “Jersey girl”.