
Nello spazio sottile che separa ciò che gli Stati Uniti promettono da ciò che realmente offrono si è sviluppata l’intera carriera di Bruce Springsteen. Il Boss è il protagonista della prima puntata di Home Of The Brave Backstage, una nuova serie di interviste dedicate al legame tra musica, impegno civile e necessità di far sentire la propria voce.
Registrato prima del festival Power To The People, tenutosi lo scorso 3 ottobre nel Maryland, l’incontro raccoglie le sue riflessioni sull’amore per il proprio Paese, sulla profonda preoccupazione per la sua deriva politica e sull’urgenza di non cedere al disincanto.
A confrontarsi con Springsteen all’interno del comitato consultivo di Home Of The Brave c’erano figure chiave del dibattito civile statunitense come Ken Casey, frontman dei Dropkick Murphys; Michael Fanone, ex agente della Polizia Metropolitana di Washington, aggredito durante l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021; e Sarah Longwell, direttrice della testata d’opinione The Bulwark.
Al centro della discussione, intitolata nel post di presentazione Bruce Springsteen On Trump’s America: “It’s An American Tragedy”, vi è la risposta culturale a quella che l’organizzazione definisce come la crudeltà e l’incompetenza dell’amministrazione Trump, analizzata attraverso le lenti della democrazia e della responsabilità sociale dell’artista.
Riavvolgendo il nastro della propria vita, Springsteen è tornato alle origini della sua formazione umana e musicale, cresciuta nell’America del dopoguerra all’interno di una famiglia della classe lavoratrice: «Gli Stati Uniti sono un posto incredibile. Venivo da meno di niente e ho visto i miei genitori lottare, ma anche costruirsi una vita. Sono cresciuto con un amore e un rispetto profondi per ciò che il Paese poteva diventare. Credevo che parte del mio lavoro consistesse nel mostrare la distanza tra la realtà americana e il sogno americano, e nel fare tutto il possibile per ridurla. Quello era il mio lavoro qui, sul pianeta Terra, se mai ne ho avuto uno».
Il suo patriottismo non è mai stato cieco o celebrativo, ma critico e vigile: un impegno a evidenziare quanto resta ancora da fare affinché le promesse di libertà e dignità diventino accessibili a tutti. Di fronte a un panorama politico frammentato e alle minacce istituzionali, il messaggio chiave del cantautore del New Jersey si concentra sulla resistenza emotiva e civile.
L’intervista con Springsteen apre un ciclo a durata limitata. Nelle prossime settimane, Home Of The Brave Backstage ospiterà altre voci simbolo della musica e dell’attivismo americano, tra cui Joan Baez, Chuck D dei Public Enemy e Chris Shiflett dei Foo Fighters. Ognuno di loro porterà la propria testimonianza su cosa significhi girare il Paese oggi, continuare a esporsi pubblicamente e cercare ragioni per guardare avanti.
Guarda la conversazione completa nel video: