21 Maggio 1997: Bruce Springsteen in concerto al Teatro Verdi di Firenze

BRUCE SPRINGSTEEN DOLCEZZA DEL FURORE

FIRENZE – Bruce Springsteen è tornato in Italia, a un anno di distanza dalle ultime date teatrali. E l’ altra sera ha lasciato il segno a Firenze, affogando di poesia i duemila del Teatro Verdi. Quelli che ricordano i primi passi della E Street Band, quelli che hanno incrociato sorpresi le rauche riflessioni acustiche di Nebraska, quelli che hanno vissuto e ballato le emozioni forti di Born in the Usa per piombare nel cono d’ ombra dove si aggira il fantasma di Tom Joad, il personaggio simbolo della sofferenza dell’ America dei senza lavoro, dei senza casa, quella descritta da Steinbeck nelle pagine di ‘Furore’. Bruce Springsteen si avvicina ai cinquant’ anni. E ci arriva dopo una lunga corsa, con i muscoli gonfiati dalla palestra e la testa piena di idee e di storie da raccontare. Ventiquattro anni fa lo presentarono come il nuovo Dylan. Oggi la sua musica e i suoi testi affiancano il Boss alla memoria di Woody Guthrie, padre di tutti gli ‘hobos’ , poeti vagabondi con la chitarra al collo e le gambe pronte a saltare al volo sul primo treno verso la prossima frontiera. Springsteen è un ‘hobo’ di fine millennio. I jeans larghi e la camicia spiegazzata sono quelli indossati dagli operai degli anni Trenta. Ma niente retorica. Il ragazzo nato per correre allarga le gambe curve e punta la dodici corde nera contro la sua America, terra divisa da un confine ormai impossibile da attraversare, quello che separa la ricchezza dalla realtà disperata delle anime perse in un cantiere o in un bar, destinate a sfregare la vita contro i muri scrostati di periferie senza domani. La notte del Teatro Verdi è una lunga ballata e la grandezza di Springsteen vibra forte nel buio.
Lui, la chitarra, l’ armonica. “Questa sera la mia sarà una musica dolce, vi prego di stare attenti” soffia in italiano prima di partire con The ghost of Tom Joad. Così dice, e così aveva detto al suo pubblico durante le prime date americane di questo tour solitario.Voleva il silenzio, il Boss. Perchè dal silenzio erano nate queste canzoni. Due anni dopo Springsteen ha cambiato passo. Adesso ha anche voglia di scherzare. Di ridere. E anche, verso la fine del concerto, di cantare insieme al pubblico (Growing up). Perchè la vita vissuta sullo scuro confine della città è anche il ricordo di folli corse in auto, di ragazze rimorchiate sulle autostrade della notte o in qualche malinconico stabilimento balneare del suo Jersey. Lo spettacolo oltrepassa le due ore. E Springsteen riesce a dosare la cupa malinconia di Tom Joad e le brevi illusioni dei suoi protagonisti, quelle finite a pezzi sulla costa Ovest, ultima frontiera di un sogno che non c’ è più (Balboa park, Sinaloa cowboys), con gli scatti in avanti di storie antiche: le accelerazioni di Darkness on the edge of town, la versione girata in blues di Born in the Usa, storia maledetta di un Vietnam da non dimenticare a suo tempo fraintesa dalla classe politica reaganiana, che ne apprezzò l’ orgoglio nazionalista. Forse è per questa ragione che Springsteen ha strappato di dosso a questa canzone il ritmo epico adottando la chitarra slide e un grido blues che non concede fraintendimenti. Classico invece il ricordo di The river, altro sorso di vita vera capace di inchiodarti ai ricordi e di farti sorprendere da cinque minuti di brividi. La vera forza di Bruce Springsteen è questa straordinaria naturalezza comunicativa. La stessa che mette dentro le sue storie acustiche. E dentro le vibrazioni dei brevi accenni di rock & roll. Una chitarra, un’ armonica e una voce che sa parlarti tra un grido e un sussurro, che ti tiene sempre in gioco, prima di lasciarti con una speranza che non deve morire mai: quella di Promised land. Ieri sera, la replica, trionfale, all’ Augusteo di Napoli, assediato fin dal pomeriggio. Finito il concerto, il ritorno con l’ aereo privato a Parigi dove l’ attendeva la moglie. Con la speranza di un ritorno in Italia, nel ’98, con la rinata E-Street Band.

Benedetto Ferrara

21 Maggio 1997 – Firenze – Teatro Verdi

Setlist:

01. The Ghost Of Tom Joad
02. Atlantic City
03. Straight Time (video)
04. Highway 29 (video)
05. Darkness On The Edge Of Town
06. Murder Incorporated
07. Highway Patrolman
08. It’s Hard To Be A Saint In The City
09. Red Headed Woman
10. Two Hearts
11. The River
12. Born In The USA
13. Dry Lightning
14. Long Time Coming
15. Sinaloa Cowboys (video)
16. The Line
17. Balboa Park
18. Across The Border (video)
19. Growin’ Up
20. Working On The Highway
21. This Hard Land
22. No Surrender
23. Galveston Bay
24. The Promised Land

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