Remembering Terry Magovern per 23 anni fedele compagno di lavoro di Springsteen

Non ha mai suonato una chitarra o cantato davanti a folle di fans, eppure Terry Magovern e’ sempre stato in qualche modo al centro della scena. Key-man, braccio destro e soprattutto amico di Bruce, la sua morte giunse improvvisa e inaspettata il 30 luglio 2007, all’età di 67 anni, lasciando in Bruce un profondo senso di tristezza. I fans di vecchia data ricorderanno Magovern come lo storico assistente personale, dalla figura imponente e sicura, dal 1987 sempre al fianco del Boss; lo assoceranno al siparietto di apertura del Tunnel of Love Tour, in cui impersonava il personaggio allo stand che staccava i biglietti ai musicisti che, uno alla volta, salivano sul palco; ma soprattutto, a tutti erano palesi la stima e il grande affetto reciproci che legava Bruce e Terry anche al di fuori del loro rapporto lavorativo. Magovern era un personaggio noto sulla scena musicale del New Jersey fin dagli anni 60, sia come manager che per le sue numerosissime attività benefiche dal Holiday Express al Light of Day. Era stato gestore anche del Big Man’s West, il locale di Clarence Clemons a Red Bank. Dopo la chiusura del club e per alcuni anni a seguire, Magovern aveva continuato a lavorare per Clemons e nel 1987 si era unito a Springsteen e alla E Street Band durante il Tunnel Of Love Express Tour. Per chi ebbe la fortuna di conoscerlo, il grande Terry era e resterà un personaggio unico, di immensa umanità e sensibilità, che Bruce fissera’ per sempre nella canzone che a lui volle dedicare intitolata Terry’s Song inserita nell’album Magic del 2007.

Il ricordo di Bruce

”Ho incontrato Terry per la prima volta nel 1972. Ero appena tornato dalla California dopo un tentativo fallito di vivere come musicista nella Bay Area. La band di Steve, la Sundance Blues Band, doveva suonare al Captain’s Garter di Neptune, nel New Jersey. Mi esibii con Steve per un pubblico numeroso che impazzi’ per noi. Tenevamo molto a questo lavoro. Ero al verde. Dopo lo spettacolo, sudati e trionfanti, Steve ed io ci recammo a incontrare il direttore del posto, immaginando che il sogno di quel ragazzo fosse diventato realtà. Lì, dietro la scrivania, con la giacca a vento, c’era un uomo dai capelli chiari, grosso e poco amichevole. Spiegò lentamente e con attenzione, che sì, sebbene ci fosse molta gente contenta, nessuno aveva bevuto perché troppo impegnata ad ascoltare la musica. Visto che non avevamo considerato il fatto che quello era un bar, i nostri servizi in futuro non sarebbero stati necessari. Questo è stato il mio impatto con il pensiero chiaro e deciso di Terry Magovern. Mi licenziò! Era l’inizio di una relazione lunga e bella.

Terry era una strana versione del New Jersey del “giovane Holden”, sul bordo di una scogliera con la furia del vento che impediva ai bambini di correre oltre il limite. Era sempre impegnato a salvare qualcosa o qualcuno. Era la sua benedizione e la sua tragedia. Non c’è da meravigliarsi che un comandante esperto lo abbia notato e scelto per il Mercury Program, come sommozzatore per il recupero degli astronauti dall’acqua dopo il loro viaggio solitario attraverso lo spazio. Non c’è da meravigliarsi che l’occupazione scelta da Terry qui sul Jersey Shore fosse di quella del bagnino. La sua colonna sonora avrebbe dovuto essere “You Gotta Serve Somebody”. Per “T” questa idea sembrava includere la maggior parte della razza umana con l’eccezione di uno … Terry Magovern. Era una missione di salvataggio per la quale era sempre preparato.

Terry e i miei 23 anni insieme sono stati contrassegnati dai rituali silenziosi, lenti e metodici di due uomini comodamente soli insieme, svolgendo un lavoro. Nel corso del tempo questa metodicità si è evoluta in qualcosa di profondamente personale. Le piccole cose: la porta di Terry sempre accanto alla mia in ogni hotel degli ultimi due decenni; Terry con la sua migliore voce di Ed McMahon che, mentre salivo sul furgone alla fine di ogni spettacolo, mi diceva “hai conquistato un’altra città, grandioso!”  e io gli rispondevo “sì, ce l’abbiamo fatta” …poi il silenzio per il resto della corsa verso casa; lo svuotamento di tutto ciò che avevo nelle mie tasche nelle mani di Terry mentre stavo per salire sul palco… queste sono le cose che mi mancheranno.

Tra tutte le qualità insolite di Terry, quella che era stata meno notata ma che sentivo più profondamente era la sua permanenza. Tutto su Terry parlava di permanenza. Ecco perché la sua morte è così difficile da capire. Le sue dimensioni, il suo viso, la sua andatura, il tempo con cui incontrava il mondo, parlavano tutti di dominio del tempo, di controllo dello spazio e di permanenza. Non ho mai visto correre Terry, anche se sono sicuro di avergliene dato l’occasione. Non ho mai visto il panico in Terry, anche se una notte eravamo in un aereo molto piccolo con un vento molto forte e per lunghissimi 30 o 40 secondi sembrava che i piloti non sarebbero riusciti a tenerci in aria. Il mio agente Barry Bell era lì e ho visto mentre rinnovava la sua fede nel giudaismo. Un giornalista del New York Times era con noi e i suoi occhi sembravano immaginare i titoli del giorno dopo: “Bruce Springsteen e altri …”. Qualunque cosa stessi facendo, sono sicuro che non esprimesse serenità. Mi girai verso Terry e lui era seduto estremamente immobile, la maschera del fatalismo irlandese fissata saldamente sul suo viso. Siamo sopravvissuti.

Incontrare Terry era come imbattersi in un’enorme formazione rocciosa nel deserto: potevi aggirarla, ignorarla, scavalcarla, anche se ciò sarebbe stato sconsigliato, ma dovevi affrontare la sua presenza, la sua permanenza. Una sera ero preoccupato per un problema di sicurezza. Terry mi assicurò che sarebbe stato “l’uomo più cattivo del pianeta… per sessanta secondi”. Negli ultimi anni, guardando Terry combattere il cancro, i problemi cardiaci, la morte della sua fidanzata Joan Dancy, non si può fare a meno di osservare che quei secondi sono stati probabilmente i “10” piu’ feroci. E poi è finito.

Alcune persone quando muoiono portano interi mondi con loro. Quello è Terry Magovern. Terry è stato l’ultimo grande simbolo della scena Honky Tonk del Jersey Shore degli anni ’60 e ’70. Il direttore del bar, il buttafuori, il bagnino, il padre, il nonno, l’amico leale, il fedele compagno di lavoro, Terry è stato tutto.
Quindi, qui sulla E Street, salutiamo il nostro buon amico, il nostro “giovane Holden” del New Jersey, e a tutti voi diciamo di non correre troppo forte verso il bordo di quella scogliera. Non ci saranno più due braccia forti lì pronte a prenderti. Terry, quando ti hanno costruito, fratello, hanno distrutto lo stampo”.

Bruce Springsteen

 

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