Dal primo all’ultimo (ma non ultimo): il viaggio con Bruce Springsteen a San Siro, dal 1985 al 2025, nel racconto di Piero Gattone

Una storia amorosa carica di emozione, passione, trasferte, lacrime, sudore, fatiche e tanto divertimento quella che noi attempati fan della prima ora possiamo raccontare come testimoni privilegiati di un legame che attraversa quattro decenni di musica e vita. Tutto iniziò in una calda serata del 1985, quando Bruce Springsteen suonò per la prima volta a San Siro, svelandoci tutta la dirompenza del rock e accendendoci il cuore, allora giovane pieno di sogni e adrenalina. Da allora, ogni volta che il Boss è tornato su quel sacro prato, c’eravamo. Concerto dopo concerto, nota dopo nota, abbiamo vissuto il rito collettivo che solo Springsteen sa creare, con quell’energia senza tempo che abbraccia generazioni diverse. E così si arriva al 3 luglio 2025, all’ennesimo eppure sempre nuovo capitolo di questa storia d’amore tra Bruce e il suo pubblico italiano. Per noi, non è stato un addio, ma un altro meraviglioso punto fermo in una lunga linea di momenti indimenticabili. Con lo stesso entusiasmo di 40 anni fa, abbiamo cantato, ballato e, sicuro, versato più di una lacrima.

Perché con Bruce, ogni concerto non è solo musica, ma vita.

Quello che segue è il divertente e appassionato racconto di uno di noi fortunati che ha voluto ripercorrere i suoi “primi 40 anni” di storia con Bruce a San Siro.

Buona lettura!

“Uan sapon e time” in Milano – reloaded
di Piero Gattone

È una tendenza nel mondo della musica la pubblicazione delle versioni estese di vecchi dischi, a partire da Bruce, passando per Neil Young e i suoi archivi arrivando a Dylan che addirittura ti fa provare l’ebbrezza di ascoltare tagli ritagli e frattaglie del tour con la Band.

Mi adeguo alla moda della versione estesa deluxe anche io, perché’ fermarci a 7 concerti?

Ne abbiamo appena avuti altri due.

Che vuoi che sia, scatta la nuova revisione, sarà drammaticamente lunga.

Milano, San Siro.

9 volte, 9 concerti, 40 anni. Cazzo, 40 anni…..

Mettevi comodi, aprite una spuma.

21/06/1985 – Back in the beginning.

Lo stadio di San Siro aveva un anello in meno, c’era un palacrollato di più. La mia età anagrafica, non quella mentale, mi collocherebbe in pieno nella generazione dei fans creati dal successo planetario di Born in the Usa. Purtroppo o per fortuna, è sempre una questione di punti di vista, ero già rovinato da anni, grazie all’influenza degli amici più anziani, quelli con il px125, lo stereo (!) e delle cose strane che chiamavano con tono da carbonari “butleg”.

La botta finale verso il fanatismo era stata la trasmissione durante Mister Fantasy dei quindici minuti di No Nukes, quindi il danno era stato fatto più o meno alla fine del 1981. Potrei anche parlare a lungo della maxell UL 90 (quelle rosse) su cui mi avevano registrato il mio primo bootleg, Zurigo 1981.

Nell’84, ero già il più classico dei junkies, Born in the USA comprato il giorno dell’uscita, Nebraska mandato a memoria, tutti i vinili, bootlegs assortiti, il mitico libro Arcana con le traduzioni dei testi fatte dalla signora Cevoli “buttati dalla finestra e lascia che il vento scompigli i tuoi capelli” ma sto, come al solito divagando.

Quando il fido spacciatore di vinile, nella primavera del 1985, mi estrae davanti un blocchetto di biglietti, con stampato sopra Bruce che salta davanti alla bandiera americana, tento un esame di coscienza, cerco di fermarmi, di ragionare ma dopo qualche microsecondo l’acquisto è concluso. Riesco a convincere i miei genitori che non ci potrà mai essere un Heysel ad un concerto, siamo tutti tifosi della stessa squadra, beata innocenza, soprattutto Roskilde sarebbe arrivato 15 anni dopo e nessuno dei miei sapeva cosa era successo ad Altamont nel 68 (effettivamente allora nemmeno io). Mi aiuta anche il ministero della difesa, la visita di naja, distretto di Alessandria, è fissata per il 28 giugno 1985, giusto giusto una settimana dopo.

Partenza in tarda mattinata, tanto Milano è vicina, si arriva davanti allo stadio e nessuna transenna, nessun appello, nessuna lista, solo code selvagge, compressioni e assistenza del dio degli accessi allo stadio, il fratello sportivo del dio dei ciucchi.

Mentre la folla che si comprimeva verso gli accessi dello stadio e mi stavo muovendo in modo indipendente dalla mia volontà arriva pure un celerino, alto un metro e 12 cm, con tanto di armamentario antisommossa, e si mette a sbraitare di cariche, ma siamo sicuri che abbia capito che si sia parlando di un concerto? Finalmente ci ritroviamo all’interno della cancellata dello stadio e dobbiamo solamente trovare una sistemazione, alla fine ci ritroviamo in quella zona che ora si chiama primo anello blu e che una volta era solamente la curva sud. Ovviamente i posti migliori sono già presi, e che si fa?

Le scale sono cosi comode. No stewards tonite.

Mancano parecchie ore al concerto e la gente in transenna che è già compressa. Ogni tanto il servizio d’ordine bagna con gli idranti le prime file, qualcuno collassa e viene estratto. L’attesa dell’inizio del concerto è sempre la stessa, possiamo saltarla e perderci in una digressione.

Parlare del passato è una bastardata, più il tempo passa e più le cose diventano belle, anche se un concerto infilato tra i concerti tedeschi e quelli francesi, in un paese dove non Bruce non aveva mai suonato, lo si fa con la scaletta standard e poi via verso Montpellier.

La verità come sempre dovrebbe essere nel mezzo.

E poi i miracoli succedono per caso.

Prima dell’inizio, per cercare di placare la bolgia infernale delle prime file, sale sul palco uno strano figuro, con una maglietta a strisce orizzontali banche e rosse che annuncia alla bolgia che ha parlato con Bruce che è carico. Sì,sì,sì Mamone, hai proprio fatto la scelta migliore per cercare di calmare gli animi.

Alle 19:25, manco era iniziato il ritardo, risuona il primo colpo di grancassa di Born in the USA e lo stadio esplode. E poi giusto per accelerare ancora Badlands, Out In The Streets, con il sole che tramonta sullo stadio. I megaschermi dell’epoca, potevano essere usati solo al buio, quindi dal fondo si vedono solo delle figure piccole, piccole, ce ne è una appena più grossa, tutta vestita di bianco.

La musica arriva, come un treno, non c’era ancora il comitato dei cagacazzi sansiresi. Ricordo la batteria di Working che rimbombava nel mio plesso solare, cosa mai più provata in nessun’altra occasione, i cori sul finale di Glory Days, lo stadio che cantava The River e Thunder road con la scivolata sulle ginocchia più famosa della storia del rock, mentre si spengono le ultime luci del giorno.

Si ricomincia che è buio.

Parte l’angolino discodance, luci viola dal palco, echi covermi… covermi….

Si accendono pure gli schermi.

Il primo particolare che si nota è l’eleganza di Big Man, ora vestito da bandiera italiana. Pantaloni rossi, camicia bianca cappellino e polsini verdi. Dopo la ragazza di Dancin’, si chiude la balera.

Max accende la caddy nella Milano night.

Nils indossa il sombrero con scritto su Hoboken, Bruce inizia a chiamare i cori e tutto lo stadio esegue, arrivano pure Terry e Rosie per fuggire nella calda serata di inizio estate.

E poi … “I would like to take a moment and thanks everyone for coming down here in Miliaano…” Wise man say….

Arriva la mazzata che non ti aspetti, siamo a decenni da internet e le scalette in tempo reale, Can’t Help Falling In Love con solo Roy al piano, pelle d’oca, e dopo tutto questo tempo la pelle d’oca continua a tornare.

E via, verso il primo set di bis Born to Run per tutti, Bobby Jean per gli assenti.

“Good now we begun” e inizia la vera devastazione, non tanto per varietà quanto per intensità, Twist And Shout/Do You Love Me dura quando un brano prog  ma senza ippogrifi da parcheggiare. Ad un certo punto, mentre stanno eseguendo il passaggio strumentale verso Do you love me? parte un coro spontaneo, è l’istante in cui si accende la scintilla, abbiamo fatto la storia.

Quando Bruce chiede a tutto lo stadio do you love me? Non è finzione scenica ma è l’unica cosa che conta in quel momento.

Niente sarà più come prima. Finisce twist, finisce il concerto.

Tutti schierati per il saluto finale, e no, parte il primo audible di una lunga serie e si suona pure rocking all over the world

Game set, match.

Io ritornerà ancora

Eccome se tornerai.

Si, svariate volte, da solo, con gli zozzoni, con la e-street, ma prima che tu rimetta piede a San Siro, dovranno passare 18 anni.

Una vita.

28/06/2003 I hear the rain

Hard times come hard times go (cit.)

È cambiato tutto.

Lo stadio si è alzato, Italia 90 gli ha regalato un terzo anello che lo ha reso simile ad un monoblocco del motore di una hot rod, pronta a correre sulla New Jersey Turnpike.

Il palco si è spostato sotto la tribuna arancio

È arrivata internet, ci sono le mailing lists, le reunion a Reggello, addirittura il pit. I primi cento di ogni cancello, avranno il braccialetto per accedervi. Giusto per aumentare l’attesa dell’evento, è l’ultima data del tour europeo.

Siamo nell’estate più calda da anni, non c’è una nuvola da settimane. Almeno fino alla notte prima del concerto.

Arrivando alla mattina presto, si vedono strani avvenimenti, gente sfatta da una notte tra le zanzare ed il primo temporale da tempo immemore, che si lava i denti sopra un tombino, altri che arrivano in bicicletta per conquistare il posto in coda.

Se non sei inchiodato nelle code per l’accesso al pit e non hai intenzione nemmeno di andare alla transenna degli sfigati, #sceltedivita, l’attesa è una festa, vedi gente, fai cose, vaghi tra le code a cercare i conoscenti.

Il soundcheck di Follow That Dream ci svela una delle sorprese della serata.

L’afa aumenta, finalmente si entra nel prato, camminando senza nessuna pressione, come cambiano i tempi.

Chi è entrato tra i primi, ricorda una lotta epica con la security per entrare all’interno delle transenne del pit, giusto per ricordare i tempi passati. Partono le note di C’era Una Volta Il West di Morricone, la band sale sul palco e inizia The Promised Land.

Si ricomincia. La scaletta è quella classica del Rising Tour, almeno inizialmente.

There is a dark cloud rising.

Si iniziano a vedere dei lampi in lontananza, e durante The River arrivano i primi goccioloni. Tempo 3 millisecondi e sembra di essere finiti sotto le cascate del Niagara.

Il diluvio universale non è nulla.

C’è chi fugge al riparo e chi avanza verso il palco per rimpiazzare chi cede. I casi della vita. Durante Sunny Day, la pioggia è ancora più copiosa.

Ci becchiamo pure l’unica canzone che vorrei sempre solo ascoltare su bootleg, Who’ll Stop The Rain, ma l’esorcismo non riesce, piove, piove, continua a piovere a secchi.

Growin’up scalda il cuore dei vecchi fans, (anche di quelli nuovi, ma a noi di più). Growin’up, in tempi non sospetti, veniva rallentata e dilatata da Bruce che ad un certo punto raccontava una storia, in cui qualcuno, che poteva essere Dio in persona barba e batteria comprese, vecchie zingare, orsi ballerini, consegnava Bruce il segreto dell’universo. Questa volta, Growin’ Up rallenta, Bruce prende il microfono e ricorda, in italiano, il 1985 e i mille fans pazzi molto pazzi.

Bang, un altro passo che ci porta fuori dalla storia per entrare nella leggenda (cit.) Chissenefotte della pioggia abbiamo appena trovato le chiavi dell’universo.

Il concerto poteva anche terminare qui e invece no, continua eccome se continua, nel sapiente mix di pezzi vecchi e nuovi. Niente scaletta pazza questa sera.

Arriviamo felici e umidosi ai bis, Bruce, si mette al piano, per suonare My City Of Ruins. Ovviamente troppi normaloidi per ascoltarla in religioso silenzio. Ma abbastanza per esplodere nel primo come on rise up.

La faccia di Bruce vista nel megaschermo vale da sola il prezzo del biglietto.

E alla fine ritorna a casa pure la nostra amica Rosie. “Ci vediamo ancora”

25/06/2008 – Summertime Race

Passano meno anni, solo 5, per fortuna.

Sempre fine giugno, sempre caldo, il pit è un’istituzione, anche se ogni volta, diventa sempre più complicato arrivarci. Ogni anno, il numero di chi si presenta ad orari improbabili davanti aumenta in maniera esponenziale. Se sei esageratamente mattiniero l’accesso è routine, arrivi prima dell’alba, ti accodi per il pit, prendi il braccialetto, quest’anno in una sciccosa plastica rosa, e poi cazzeggi fino a quando non decidi di entrare.

Più il tempo passa, più Bruce diventa pigro, siamo passati dai 5 minuti di anticipo del 1985 alla classica mezzora di ritardo.

Finalmente le note di The Daring Young Man on the Flying Trapeze introducono la band. Max, parte secco, ma secco con Summertime Blues, manco fossimo all’Agora 30 anni prima.

Bruce inizia il miglior concerto a San Siro sul mio personalissimo cartellino (cit.).

Il 2008 non ha l’aura mitica dell’85 né il diluvio universale del 2003, dovremmo essere in quello che rimane del Magic tour, almeno il calendario dice questo, ma in realtà ci becchiamo un concerto in puro darkness style.

Tirato, senza fronzoli senza sunny day. Un concerto a Milano senza sunny day, ha già 10 punti di figosità (cit.) di vantaggio su qualunque altro.

Ogni fan ha una canzone, che vorrebbe sempre ascoltare ad un concerto di Bruce, per qualcuno è Jungleland, per altri è Thunder Road, per me questa canzone è Racing in the Streets.

In 23 anni di concerti, non ero mai riuscito ad ascoltarla, nel 2005 l’aveva pure fatta in Italia. Nell’unico concerto in cui non ero presente. Nel momento in cui pronunciando “Finally” alza il cartellone con su scritto Racin’ termina l’inseguimento.

Sono 10 minuti che durano un’ora.

Ogni canzone è un highlight.

Il duetto con Steve durante Long Walk Home, I’m On Fire seduto su una sedia sulla passerella, il solo devastante di Nils in Because The Night. Hungry Heart che parte acustica prima del tripudio cantereccio, None But The Brave e basta il titolo.

Mettiamo nel calderone anche 8 bis, con una Twist and Shout finale per privarci delle ultime stille di energia, sforamento del coprifuoco di 20 minuti, con grande gioia di Trotta che vince una denunzia da parte dei cgaczzi di quartiere.

Siete stanchi? stringete i denti siamo appena ad un terzo del percorso.

07/06/2012 – Hard queue day

Altri quattro anni, e siamo di nuovo davanti alle porte di San Siro.

Oltre al pit, il buon promoter italiano, ha importato dagli USA pure la lotteria, nella speranza che scoraggi i campeggiatori a presentarsi 12 mesi prima, con appelli ogni 4 ore per avere il numero 1.

Apriti cielo! I teorici del non può esserci transenna senza soffrire le pene dell’inferno sono sconvolti, anche se poi quando vanno all’estero accettano le regole senza dire una parola. L’unica lottery statunitense a cui ho partecipato è stata nel 2012 al Metlife, ed era uguale, braccialetto ai primi 1000 arrivati e quindi estrazione per il primo numero che sarebbe entrato.

L’unico risultato della lotteria all’italiana è aver anticipato l’orario di arrivo davanti allo stadio delle persone, il trend è proseguito negli anni in modo sempre più insensato con code iniziate una settimana prima del concerto, litigi tra fans che fanno la roll call (i fachiri con le ferie) e quelli che la roll call non la vogliono fare. Siamo arrivati a livelli di stupidità indicibili.

Nel 2012 chi era’ fuori dai mille prediletti si fiondava nella coda normale sperando che Sant’Ambrous facesse l’indulgenza plenaria e quindi code dure in ogni dove.

Non consideriamo le ore di tedio passate prima nelle code al cancello 15, e poi nel pit, dato che il santo ha dato l’indulgenza immediatamente, e l’area riservata si è riempita a dismisura già 5 ore prima dell’inizio e bisognava difendere l’ottima posizione regalata da un sorteggio favorevole.

E il concerto? Dai il concerto?

In inglese la parola migliore per definirlo è disappointing ..Ma come? Uno dei concerti più lunghi della carriera del Bruce, 10 bis, The Promise al piano

di che ti lamenti?

Una doverosa premessa. Ai concerti, vado per divertirmi, sempre. Non mi porto il cilicio, e le puntine su cui inginocchiarmi. Non ho mai nemmeno lontanamente pensato “Mi sono divertito ho pianto un cifrone”

A quella sera milanese ero arrivato sdraiato dai casini al lavoro e ogni canzone che ascoltavo mi toglieva un pezzo dell’orango dalle spalle, ma quello non era il concerto di Springsteen al quale ero abituato.

Questa sensazione l’abbiamo avuta in tanti, forse troppi. Lo sappiamo, Bruce legge il pubblico e adatta quello che fa sul palco alle reazioni della gente, a Milano ha chiamato una serie di audibles che manco Peyton Manning chiamava in una partita.

Risultato, la set list è stata una sequenza di classiconi riempipista senza nessun filo loggico ‘mportante (cit.)

Anzi il filo logico era far cantare gli spalti di San Siro, che fanno bene il loro lavoro anche quando invece dovrebbero stare zitti, durante The River si sentivano di piu’ le tribune che Bruce

Alla fine un concerto ogni tanto è solo un concerto.

Ma come? San Siro always primo? Non questa sera.

Spoiler

Il concerto è stato talmente memorabile che avevo rimosso che aveva pure fatto Cadillac Ranch e ho considerato quella suonata il 5 luglio 2016 come il ritorno del macchinone nero e scintillante nella notte milanese.

Fine dello spoiler

Basta, caliamo un velo pietroso e proseguiamo verso l’anno successivo.

03-06-2013 – Crazy set list call

Deja vu all over again.

La solita levataccia, parcheggio tattico con gratta e parcheggia annesso, coda apocalittica sotto la curva nord e tutto questo prima delle 6 e 30 del mattino.

Tra una gestione oculata dei flussi verso il braccialetto (si legge becco la corsia giusta e sorpasso almeno 100 persone in una curva del serpentone) e un’estrazione abbastanza favorevole, solo 330 persone davanti, mi ritrovo con un’ottima posizione di partenza per questo nuovo viaggio.

Le solite 7 ore da far passare, per fortuna i vicini di casa sono persone simpatiche.

Alle 17, ci fanno lo scherzone, esce il cameraman, esce la camerawoman, si accendono gli schermi

Tutti in piedi, a momenti mi asfalto un ambulante che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato.

E poi un cazzo, falso allarme.

Tutti amabilmente compressi, tanto fa freschetto e mancano solo due ore e mezza all’inizio del ritardo.

Finalmente la si va ad iniziare.

Il solito Morricone per salire sul palco, e arriva la coreografia, ammetto mi sono sbagleujfsdfj, quando pensavo che fosse una cagata, complimenti a chi si è fatto il culo per realizzarla. Quando i musici si riprendono parte il concerto.

La prima canzone è inquietante. Land Of Hopes And Dreams, si quella che se va bene arriva alla fine del set regolare, o nei bis. Opener. OUCH. This one hurts.

E via come se fosse il finale di concerto, una canzone dietro l’altra, senza respiro, raccoglie i cartelli dal pubblico, e ci compone una sequenza da infarto, American Land, recuperata dai bis, Long Tall Sally e Loose Ends.

Ok, inizia con gli encores, tanto poi quelli reali saranno i soliti noti.

Questa sera si dimentica we take care, e crazy janey rimane a casa, niente gita al greasy lake per lei. Arrivano Atlantic City e River, con tanto di ripresa finale del coro del pubblico.

La scaletta pazza!!!

Torniamo un attimo alla prima serata di Stoccolma, il primo concerto di questa parte di tour europeo a cui ho avuto la fortuna di assistere, quando ha introdotto l’esecuzione completa di Born to Run, come omaggio ad una delle prime città europee dove ha suonato, (21/11/75 per gli statistici).

Io e tanti altri, abbiamo pensato “A Milano farà Born in the Usa”. (A Stoccolma 2 tanto per gradire ci ha asfaltati con darkness start to finish)

Detto detto, fatto fatto.

La mia prima previsione su un concerto di Bruce esatta.

Tra la partenza sparata, e la presenza di tutto bitusa, che detto per inciso avrebbe compiuto 29 anni il giorno dopo, la set list non può che essere ye-ye (nonostante tutto quello che raccontano quelle canzoni, veterani disoccupati, abbandoni, fallimenti, desideri non realizzati, fabbriche che chiudono)

Come ho già detto, ai concerti si va innanzitutto per divertirsi, let’s dance and fuck the world. Riscopro Cover Me, con un solo di Nils grandioso, e metto nell’album delle figurine pure Going Down.

Dopo un altro graditissimo ritorno, My hometown, inizia l’angolo hulk hogan, ovvero le canzoni che non potranno mai essere sconfitte, quelle che noi minoranza transumante vorremmo dimenticate, e che il pubblico normale accoglie con gioia.

Il set regolare si chiude con Hungry Heart (sic.) First time ever.

Giacomino arriva con il tamburo a tracolla. Questo significa solo una cosa il ritorno di We Are Alive, la introduce richiamando l’immagine dei fantasmi del passato che ci parlano.

E poi attacca This Land Is Your Land.

Born To Run e 10th Avenue sembrano portare il concerto verso la solita chiusura. Non è Milano senza Twist And Shout, oramai lo sappiamo. Quello che nessun altro sa è che nei bis ci finisce pure Shout. Un toga party da 60000 persone, vedere tutto il prato che si abbassa su little bit softer fa ritornare i brividi.

Posso giurare che le mie ginocchia mi hanno ringraziato per mesi dopo questo gesto atletico. Saluti finali.

Finito.

No Kevin porta un reggi armonica e un’acustica a Bruce, che attacca una Thunder road scarnificata, invitando tutto il pubblico a cantare con lui.

03/07/2016 Surprise surprise

Passano tre anni, esce la cofana commemorativa di the river, e appare un tour con esecuzione del disco dall’inizio alla fine.

Poco dopo si inizia parlare di concerto a San Siro, i biglietti della prima data vengono bruciati in minuti, pure quelli per il Circus Maximum vanno via come il pane, quindi appare pure la seconda data a San Siro.

Doppio The River a San Siro, bene, bene, non faccio altre date, ne bastano due.

E poi arriva broccolino, l’ultima data americana. Un annunzio ferale, no more the river album start to finish.

Orrore terrore e pure raccapriccio.

Quando domenica 3 luglio mi sono presentato davanti allo stadio ero convinto che all’interno di San Siro si nascondesse una buascia, le scalette europee precedenti a Milano erano a essere generosi poco convincenti, c’era pure la presenza fissa della canzone con i putti canterini invece che il fiume dalla sorgente alla foce.

Anche la scelta di vita di relegarmi in tribuna, sarà pure il prestigioso primo anello rosso, ma è sempre a distanza siderale da dove di solito risiedo durante il concerto, inoltre, in teoria, in tribuna dovrei pure stare seduto. Se voglio sentire un concerto da seduto, magari pastrugnando l’aifon, me ne sto a casa e mi sento un bootleg sullo stereo.

Ero talmente scazzato che invece che entrare presto, me ne sono rimasto fuori fino a dopo il pre-show.

Si sono un coglione. Si sono un enorme coglione.

Salutare e doverosa autocritica: Fatta

Finalmente prendo posto, e prima simpatica sorpresa, alle spalle, un corridoio, bene! nessun culo di pietra alle spalle che non vede se mi alzo in piedi, e ancora meglio un passaggio continuo di grassatori travestiti da venditori di bottigliette d’acqua. Controllo pure la posizione di bar e cessi, in modo da poter realizzare l’imitazione del fan medio americano, andare al bar a prendere una birra, durante la certa esecuzione di waiting for a fucking singing kid.

Il concerto va a cominciare, senza la terribile fase della compressione, anzi c’è pure un simpatico venticello che mantiene la temperatura piacevole. (fanculo alla temperatura, e fanculo pure al piacevole, continuo a desiderare di essere nella bolgia sotto, si sono malaaaato)

Parte la coreografia, e vista la mia posizione non saprò cosa abbiamo scritto fino al giorno dopo. Bruce raccoglie la mascella, la risistema e…

Land Of Hopes And Dreams, mi sembra di ricordare un altro concerto a in questo stadio iniziato con coreografia e Land. Quella sera di tre anni fa ci ha fatto tanto, ma tanto male.

E questa sera? Affrontiamo prima i legami che ci vincolano e poi litighiamo con la suocera che dobbiamo portare a ritirare il sussidio invece che andare al mare a divertirci. Sembra che ci sia un piccolo ruscello che inizia a scorrere. Una piccola deviazione dal corso del fiume per controllare che al Greasy Lake sia tutto ok. Passiamo davanti alla casa in cui sono rinchiusi i ciechi (grazie Ms Cevoli lei è la vera inventrice di google translator) Silvio Dante torna al lavoro aiutando il capo a raccontarci di due cuori. In ogni caso un attacco assassino che spezza il fiato al pubblico.

Magari altre volte i musici sul palco sono stati più precisi, magari la voce di Bruce è in crisi, magari un cazzo, siamo finiti nel solito ottovolante di emozioni e noi ci piace così.

È ufficiale signori questa sera si rimbalza come pallette pazze che strumpallazzano.

C’è anche una piena che minaccia di travolgerci. Quasi tutto il disco 1 di the river, ma non ci stiamo sbagliando? non era il greatest hits tour quello che passava per Milano. Per rimanere in area miracoli, il pubblico evita di cantare a sproposito su the river.

Uno stadio, indipendence day + the river, e nessun coro a cippadecazzo?#Parliamone

Un attimo di pausa, e l’ennesima botta al cuore, e non solo per noi fans anziani che timbrano qui il cartellino per la sesta volta.

E il silenzio è totale, come dice Backstreets, più che uno stadio sembra un teatro. Dato che siamo in area soprannaturale, Bruce parte con Trapped mente la banda non capisce la chiamata e inizia 41 shots.

Una veloce regolata e si parte un’altra corsa di ottovolante, massì che vuoi che sia, tanto tra poco la statistica insegna arriva la canzone per la pausa birra

Ma … Purtroppo

Nuncesicrede #bellezza

Per cause non dipendenti dalla nostra volontà la prevista puntata dello zecchino d’oro non andrà in onda.

E l’ottovolante accelera ancora, diventa una centrifuga.

Facciamo due conti, Indipendence Day, River, Point Blank e pure Drive All Night? Ma stiamo scherzando? E magari in drive all night c’è pure una tag di Dream Baby Dream? E tutto il pubblico silente o quasi ad ascoltare quello che succede?

Ma non doveva essere una scaletta nazional popolare cantereccia?

Grazie signore ne posso avere ancora(cit.)

Il desiderio viene esaudito, questa sera arriva anche magic rat per iniziare i bis. Ci sono dei momenti in cui anche i poeti non riescono a scrivere nulla.

Gli encores successivi, per nostra fortuna sono messi li solo per stroncarci fisicamente ma abbiamo ancora una sorpresina per Bruce, Ramrod, solita scenetta di Steve what time is it?

al momento giusto, come un sol uomo sessantamila voci rispondono IT’S BOSS TIME

Scusa Steve, oggi la e-street ha un corista in più

Thunder Road acustica nel solito silenzio religioso ci manda a casa.

05/07/2016 Cadillac Racing

La distanza temporale minima tra due concerti di Bruce a San Siro e’ stata 361 giorni tra il 2012 e il 2013.

Questa volta mancano solo 44 ore al secondo round, ore passate in un mix di stanchezza e adrenalina, tipo il coniglietto a pile caricato con una duracell e una manciata di anfetamine. C’è giusto il tempo di un’ultima digressione sui concerti consecutivi nella stessa città, di solito il secondo è meglio, giusto per alzare l’asticella dalle aspettative.

Si siamo strani noi fans, siamo passati da non mi aspetto nulla di buono ad anche questa sera troveremo le chiavi dell’universo all’interno di San Siro.

Per evitare l’errore della sera precedente, a questo giro entro presto, e come ampiamente prevedibile, non succede nulla.

Bisogna solo attendere fino a quando Meet Me In The City non esce dal letargo. Una Prove It con solo spiritato di Steve ci porta al secondo inedito di The River della serata. Roulette, fammi capire, domenica quasi tutto il disco e questa sera gli inediti.

Purtroppo non sarà così, è la serata cartelloni, detta anche lo famo strano.

Il primo cartello è di mestiere, ovvero devo suonare Spirit In The Night, pesco un cartello che lo chiede e lo faccio vedere, ah come siamo cattivi noi fanz anziani. Arriva Rosalita evasa dai bis, l’esecuzione di Fire richiama il fantasma di Clarence, arriva la festa a casa di Mary.

Per ora tanto divertimento e poca epica, almeno fino a dopo The River.

I got a sixty-nine Chevy with a 396 Fuelie heads and a Hurst on the floor. She’s waiting tonight down in the parking lot Outside the Seven-Eleven store.

Va bene, fai pure quel cazzo che vuoi, io mi arrendo. Roy santo subito (cit. undersaints) . Come se non bastasse Racin’, ritorna ad accendersi la cadillac nella mijano nait e un cartellone manda in ferie per la seconda sera consecutiva il putto canterino.

E che cartello! e che canzone!

You learn to sleep at night with the price you pay.

Il solito assolo roteante di Nils in Because the night ci porta all’ennesima sorpresa della sera, Bruce ci asfalta con una versione rozza, cattiva e schitarrata di Streets of fire.

E’ tempo di bis, e chi non e’ ancora venuto a trovarci in questa estate? Terry con cui andiamo a nasconderci nelle strade secondarie, Seven Nights To Rock celebra il settimo passaggio per San Siro, mentre i saluti per Bobby Jean ci portano alla botta finale.

Bruce ha imparato dal suo amico Eddie come chiudere un concerto con una canzone lenta. Arriva Kevin con l’acustica e un reggiarmonica, Arrivano i ringraziamenti finali e questo.

Well if you can’t make it stay hard, stay hungry, stay alive if you can and meet me in a dream of this hard land

In un silenzio spettrale chiude un’altra serata

Interludio.

Devono passare otto piu’ uno anni per ritornare a San Siro. Mettiamoci un riassunto delle puntate precedenti.

Cosa ha fatto il nostro eroe per riempire questi nove anni?

Ha scritto un’autobiografia che ci ha fatto fare un viaggio per i suoi luoghi oscuri, piu’ che rifornirci di sapidi pettegolezzi sulla sua fidanzatina dell’asilo. Non contento, ha trasformato l’autobiografia in una roba che si piazza tra uno stand up comedian, un monologo drammatico e un fottuto concerto rock e lo ha messo in scena a Broadway per 15 mesi.

Ha pubblicato tre dischi, che in qualche modo hanno scontentato tutti, uni con troppi violini o con pochi violini, uno scontato come se fosse stato inciso da un cosplayer e l’ultimo dei tre veramente brutto.

Ovviamente la pandemia ha leggermente scombinato i piani al mondo.

Quando finalmente riparte per un tour, è il 2023. È il tour delle polemiche prima ancora che si senta una nota. Dal prezzo dinamico dei biglietti alle pregiate locations scelte per le date italiane, quando poi il tour parte, il concerto rimane pressoché identico per tutta la durata del tour. Le variazioni sono minime tanto che i fans transumanti si arrendono e vendono biglietti accumulati.

Nel 2023, andai a Monza, nel prato della giuanascia, che vince a mani basse il premio per il posto piu’ di merda dove ho visto un concerto, e ho visto sia un jammin festival a Mestre, che un rock in idro nel parcheggione della fiera di Milano, che per aggiungere ingiuria all’insulto aveva come headliners i fufigta.

Avevo talmente voglia di andare in un prato in mezzo ad un autodromo che il biglietto l’ho preso una settimana prima del concerto, che dicevamo dei fans transumanti?

Ero rimasto nell’ignoranza più totale, niente ascolti di official bootlegs, niente filmati caricati sul tubo, mentre facevo la mezza maratona necessaria ad uscire dalla reggia di Monza pensavo, che il concerto mi era piaciuto ma che non era quello che avrei desiderato ricordare come ultimo concerto.

E arriviamo alla pubblicazione delle date, 2 date a San Siro.

San Siro, dove tutto è iniziato, dove ho il 100% di partecipazioni.

Nonostante i dubbi, ho l’obbligo morale di partecipare ad entrambe.

Mi iscrivo al club di Livenation per accedere alle prevendite anticipate. Il prato a mi rimbalza un paio di volte, e allora che si fa? Si arretra alla tribuna rossa.

Troppi casini nella vita reale, non potevo restare in attesa del cadavere dell’accumulatore seriale.

Quindi divento il felice proprietario di due coppie di biglietti per il primo e il 3 giugno 2024 quindi il 9 su 9 era garantito.

Ma

C’è sempre un colpo di scena nei film seri.

Bruce va a suonare a Sunderland. Un brufolo sul culo della perfida Albione. Il clima è quello per cui l’Inghilterra è famosa. Piove e fa pure freddo.

E cosa fa il nostro eroe? Va a prendere tutta l’acqua, come ha sempre fatto, peccato che rimedi una bronchite e che la voce se ne vada.

Morale quattro concerti rinviati, Marsiglia, con i transennanti già all’interno dello stadio. Praga e 2 concerti di Milano.

Per fortuna è San Siro, un’ora di macchina e siamo lì, non devo recuperare prenotazioni di alberghi nè voli da gestire.

Rimborso o tengo? Tengo i biglietti, tanto so che comunque ci andrò.

Le nuove date saranno 30 giugno e 3 luglio 2025. Un altro anno di attesa. Cosa vuoi che sia? Sono un tipo paziente.

E cosi l’attesa continua, nel frattempo, ci sono state le elezioni americane e purtroppo the clown won

Fine dell’interludio

30/06 – 03/07/25 I pray the devil

Ma andiamo con calma, nonostante avessi il biglietto di tribuna rossa, avevo voglia di fare un po’ di tailgating, ma complice il caldo insopportabile la spianata di accesso allo stadio era sottovuoto spinto, quasi non sembrava che ci dovesse essere un concerto alla sera. Alla fine appena hanno aperto siamo entrati, attendere seduti all’ombra vicino ad un bar climatizzato era meglio che restare al sole come insegnava Catalano di quelli della notte.

Tra le date di San Sebastian, Stevie è stato operato di appendicite. Un sito, alla ricerca di click degli utenti ha pure paventato l’ennesimo annullamento dello show, sicuramente c’era il dubbio se Steve fosse sul palco. Purtroppo Tom Morello era leggermente fuori mano, quindi ero sicuro che avrei rivisto la e-street con solo Nils come nel 85.

Invece.

Ancora prima dell’inizio del ritardo i musici salgono sul palco, ultimo ad entrare ovviamente Bruce e chi c’è con lui? Steve, provato ma presente. Avranno chiesto una consulenza al medico di Keef.

Di colpo, senza un segnale premonitore, Bruce decide che raccontare quello che succede in America è più importante di fantasmi, morti e funerali assortiti.

E cosa fa? Mette mano alla scaletta, la modifica, in modo che quasi tutte le canzoni siano un capitolo di questa storia.

Tanto per citare Pete Townshend, Rock ‘n’ Roll might not solve your problems, but it does let you dance all over them, eccome se ci fa ballare sopra.

E se hai un minimo di cuore e intelligenza oltre che ballare, finirai a pensare alle storie raccontate che ne verrai influenzato. Per aiutarti a pensare, ci sono pure i sottotitoli, in puro Cevoli Style delle parti più importanti.

Ci sono tutti, quello che ha distrutto la città, la vipera nell’erba, il portatore di pioggia.

La band ha un tiro clamoroso, Max pesta come un disperato, Nils semina riccioli di chitarra ogni volta che può.

Recupera dal reunion tour l’accoppiata Youngstown/Murder Inc. a cui aggiunge, tanto per gradire Long Walk Home.

Non è come ai vecchi tempi, ma basta, eccome se basta. Anche senza numeri da circo, canzoni rare e prime esecuzioni, c’è una tonnellata di cuore in ogni nota, e poi ringraziando la forma di San Siro, fatto apposta per portare il suono delle tribune in campo (prima regola delle partite casalinghe, intimidisci l’avversario con ogni mezzo) Bruce ha un musicista in piu’ e lo sa. E lo chiama a cantare, come chiama l’attacco di batteria a Max.

Ero convinto che le due date fossero identiche, e invece anche questa volta mi ha irriso. Nella seconda data, come da tradizione, ha modificato la set list. Aggiungere My Hometown prima di The River è un invito al pubblico a cantare, ma è anche un altro scorcio dell’America disillusa che stava raccontando.

Come ultima canzone del concerto in tutto il tour ha messo Chimes Of Freedom uno dei tanti capolavori usciti dalla penna di Zimmy. Più che una canzone un proclama, la canzone che ha suonato dopo aver annunciato la sua presenza all’Amnesty tour dell’88.

Il 3 luglio sembrava che fosse tutto finito, stava salutando, tutti stavano pensando alle meritate ferie e alle eventuali grigliate dell’indipendence day.

Ma Bruce scuote la testa e riprende la fender, dà la tonalità a tutti e aggiunge un’ultima canzone

Rocking all’ over the world.

Come la prima volta…

Si sono sentiti migliaia di cerchi chiudersi.

Mentre mi strascinavo verso l’uscita della tribuna rossa, ascoltando Woody Guthrie e vedendo i titoli di coda del tour 23-25 non sapevo bene cosa pensare, però ho la strana sensazione che le nostre strade non si incontreranno più a San Siro in questo modo.

The future is still unwritten (maybe)

Un commento su “Dal primo all’ultimo (ma non ultimo): il viaggio con Bruce Springsteen a San Siro, dal 1985 al 2025, nel racconto di Piero Gattone”

  1. mi hai fatto viaggiare. un bellissimo e intenso viaggio. 40 di amore. che roba!!!

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