
Nel 2021, ospite al Late Show di Stephen Colbert, Bruce Springsteen riceve una domanda in apparenza semplice ma rivelatrice:
“Se potessi ascoltare una sola canzone per il resto della tua vita, quale sarebbe?”. La risposta spiazza molti: niente Elvis, niente Beatles o Chuck Berry. “Una sola? Mmm… Summer Wind, di Frank Sinatra.” Una scelta che dice molto, soprattutto se si ascolta Twilight Hours, uno degli album inediti racchiusi nella raccolta Tracks II. È un disco che, più di altri, rivela l’amore di Springsteen per il pop orchestrale elegante e la canzone d’autore sofisticata. La sua voce, qui, si muove con grazia tra atmosfere romantiche e malinconiche che richiamano i dischi di Sinatra, ma anche di artisti come Glen Campbell, Jimmy Webb e Burt Bacharach. Come lo stesso Bruce ha raccontato in un’intervista, questi riferimenti non sono casuali: “Avevo in mente quel tipo di dischi. Non so se chi ascolta noterà le influenze, ma per me erano la spinta giusta. Mi hanno dato un’idea attorno a cui costruire l’album. E mi hanno ispirato nella scrittura. È un disco legato ai miei lavori solisti, tipo Tunnel of Love o Devils & Dust, ma musicalmente prende tutt’altra direzione.”
In realtà, quelle parole erano riferite a Western Stars, l’album uscito nel 2019. Ma la verità è che Twilight Hours e Western Stars sono nati insieme, durante lo stesso periodo creativo. Sì perché anche questo capitolo dimenticato della discografia springsteeniana si inserisce perfettamente nella logica duale che da tempo accompagna il lavoro del Boss. Siamo nel 2010: appena concluso il tour di Working on a Dream, il team di Bruce è immerso nella preparazione di The Promise, rilettura ampliata di Darkness on the Edge of Town, album che, pur di mantenere una coerenza compatta, aveva escluso brani di altissimo livello. È proprio in quel contesto creativo che prende forma Twilight Hours, realizzato insieme al produttore Ron Aniello. Il progetto nasce inizialmente come un doppio disco di ballate romantiche pop, in equilibrio tra la dolcezza sentimentale e la sobrietà emotiva. Un’impresa delicata, ma qui portata a termine con sorprendente eleganza, ispirata a nomi come Glen Campbell, Jimmy Webb, Andy Williams e Burt Bacharach. Poi si opta per separare in due distinti album, perché — come ha scritto nelle note — “questo materiale avrebbe potuto confondere il pubblico, perché era volutamente troppo ‘middle of the road’.” Così i brani dal sapore western, aperti, ricchi di paesaggi e cavalli al galoppo, quelli più vicini allo stile orchestrale e malinconico di Webb vedranno la luce nel 2019 sotto il titolo Western Stars. I pezzi di Twilight Hours, invece, si muovono in scenari più indefiniti, spesso metropolitani o suburbani. Il tema dominante è l’amore vissuto nell’ombra, la solitudine che abita le strade silenziose. Nessun luogo specifico, ma un’atmosfera riconoscibile, dal sapore più “bacharachiano”, resterà invece in archivio fino a quest’anno.
Quel clima da musica da autoradio anni ’70, tra autostrade vuote e periferie senza nome, trova qui espressione in brani costruiti con raffinate armonie e interpretati con una vocalità ricca, piena, degna della stagione di Born to Run. In canzoni come Sunday Love e Late Evening, Springsteen abbraccia lo stile della grande ballata sentimentale. Lonely Town è una lenta ascesa emotiva, una ballata lunga e cinematografica che racconta una città immobile, bagnata dalla pioggia e avvolta da un cielo perennemente grigio. “Se l’amore ti ha tradito, troverai sempre una stanza qui, nella Città della Solitudine.” Dinner at Eight sembra uscita direttamente dal repertorio di un vecchio crooner, mentre Follow the Sun è un piccolo gioiello di pop da ascolto, leggero ma sofisticato.
Non manca un tocco di cinema: I’ll Stand By You, scritta inizialmente per un film di Harry Potter e rimasta inedita per anni, verrà pubblicata solo più tardi nella colonna sonora del film Blinded by the Light nel 2019 diretto da Gurinder Chadha.
Chi ha apprezzato la cover di Angel Eyes che Springsteen ha registrato per gli 80 anni di Frank Sinatra, ritroverà in Twilight Hours la stessa sensibilità vocale ed emotiva. Perché accanto al rocker impegnato e all’autore sociale, c’è sempre stato un Bruce per chi ascolta in cuffia camminando da solo in una città che non conosce.
Come nel disco gemello, anche qui troviamo una ricca squadra di musicisti, molti dei quali provenienti dalla E Street Band in varie fasi della sua storia:
Max Weinberg (presente solo qui), Patti Scialfa, Soozie Tyrell, Charlie Giordano, Curtis King Jr., Lisa Lowell, Michelle Moore, Curt Ramm, Barry Danielian, Cindy Mizelle, David Sancious… Un cast ampio e affiatato che dà corpo a questi arrangiamenti lussureggianti.
Twilight Hours è quindi un disco dal fascino particolare, che mostra un lato meno consueto di Springsteen — intimo, melodico, romantico — ma anche non privo di fragilità. Una piccola deviazione nel suo percorso artistico, che non tutti ameranno allo stesso modo, ma che aggiunge una nuova sfumatura alla voce di un artista che non ha mai avuto paura di cambiare e sperimentare.
Tracklist; Testi & Traduzioni; Video di Twilight Hours:
simply Fantastic!