8 Dicembre 1972: la storia della prima intervista di Bruce Springsteen

L’8 dicembre 1972 un giovane e ancora sconosciuto Bruce Springsteen rilasciava la sua prima intervista a Peter Knobler, con l’assistenza speciale di Greg Mitchell, per “Crawdaddy”, quella che non a caso sarebbe stata definita dal New York Times  “la prima rivista a prendere sul serio il rock and roll”. “Crawdaddy” rappresentò non solo una importante vetrina per tutti gli artisti che venivano presentati o recensiti ma anche un trampolino di lancio per molti scrittori e critici di musica – come Jon Landau, Sandy Pearlman, Richard Meltzer e lo stesso Peter Knobler – che sperimentavano su quelle pagine il nuovo linguaggio del rock, del quale solo in quel momento si cominciava a scrivere con lo stesso interesse rivolto alla musica folk e jazz.

[Le immagini fotografiche sono state scattate da Ed Gallucci l’8 dicembre 1972 durante la prima intervista di Springsteen rilasciata per “Crawdaddy”, svoltasi nella cucina dell’appartamento a Bradley Beach, NJ, in presenza anche della sua ragazza di allora, Dianne Lozito].

Come si arrivò a quell’intervista è una storia affascinante ma poco nota – un po’ ingiustamente, considerata la rilevanza che ebbe- rimasta ai margini rispetto a quelle narrate nell’autobiografia di Bruce Born To Run.

Il 7 dicembre del 1972,  Springsteen si preparava a salire sul palco della prigione di Sing Sing per un concerto che il suo manager di allora, Mike Appel, aveva organizzato come azione pubblicitaria in vista dell’uscita del primo album di Bruce, Greetings From Asbury Park, N.J. Nonostante l’invito fosse stato esteso a moltissimi critici e giornalisti, quasi nessuno si presentò, ancora poco interessati a quel ventitreenne di cui si conosceva a stento il nome. Tra il pubblico però sedevano Peter Knobler e Greg Mitchell, editori di “Crawdaddy”.  Mitchell, laureatosi alla St. Bonaventure University due anni prima, si era rapidamente fatto strada nel mondo del giornalismo e aveva ricoperto la posizione di redattore capo della rivista. “Io e Knobler fummo invitati a partecipare al primo concerto di Springsteen e la sua band, prima che uscisse l’album di esordio” ricorda Mitchell. L’impatto fu travolgente (“Springsteen cantava con una freschezza e un’energia che non si sentivano dai tempi di  Like a Rolling Stone” – ricorderà Knobler nel 2008) tanto che la stessa sera seguirono Springsteen anche al Castaways di Kenny, un club di New York City, per ascoltare lo show successivo. “Decidemmo- prosegue Mitchell-  contrariamente a quanto altre riviste avrebbero fatto, di scrivere su questo artista di cui nessuno aveva ancora mai sentito parlare, ritenendolo davvero straordinario e intuendo che sarebbe diventato presto una star […]. Sicché, dopo due settimane trascorse insieme a Bruce e alla band e partecipato a molti altri suoi concerti, pubblicammo l’articolo, il primo in assoluto che una rivista abbia mai pubblicato, mettendo persino il nome di Bruce sulla copertina [il titolo in copertina è Who is Bruce Springsteen?].

L’intervista si svolse nella cucina dell’appartamento da poco affittato a Bradley Beach, nel New Jersey. Knobler notò che lo stile vocale di Springsteen cambiava sensibilmente dall’acustico all’elettrico: “È uno stile diverso da quello che uso quando canto con la band”, confermò Bruce continuando a cantare una canzone, rimasta inedita il cui testo venne poi pubblicato in quell’articolo.  Il brano è senza titolo, ma verrà successivamente chiamato con le parole del suo primo verso:

OH WHEN THE NIGHT GREW FEAR…

Oh when the night grew fear
And the jungle grew near
It was so dark I couldn’t talk at all
I was a hunter in the midst of civilization
In some bombed out music hall
There was some… funky junk on the juke box
But I didn’t know how to turn it on
There were some dudes at the door givin’ trouble
There was a lady at the bar giving hope

Gli ultimi due versi saranno ripresi e leggermente modificati in “Well, there’s some dudes at the door givin’ talk / There’s a lady at the bar, that’s right” per il testo dell’ outtake di  Born To Run “Lonely Night In The Park” .

 

 

 

 

 

 

Come sappiamo, il successo tuttavia non arrivò subito… sarebbero dovuti  passare due anni e uscire due album, prima che Springsteen diventasse una celebrità. “Ma continuammo a sostenerlo” prosegue Mitchell. “I primi tre anni della sua carriera sono stati cruciali durante i quali “Crawdaddy” non era solo il primo, ma anche il suo più accanito  sostenitore”.  Il contributo di “Crawdaddy” fu infatti estremamente significativo: mentre la maggior parte della stampa stava reagendo ai suoi album in un modo piuttosto tiepido (nella migliore delle ipotesi) e la sua casa discografica stava pensando di lasciarlo cadere, “Crawdaddy” continuava a pubblicare recensioni più che positive, dedicandogli anche le copertine dei numeri di ottobre del 1975  e del 1978.  In particolare quella del 1 ottobre 1975 fu la prima cover in assoluto  dedicata al Boss, essendo uscita quasi un mese prima rispetto a quelle più note di “Time” e “Newsweek”.

Springsteen e la E Street Band, in segno di riconoscenza, daranno nel giugno 1976 una performance privata per il Crawdaddy 10th Anniversary Party a New York. A seguire, un breve video sul giorno in cui  Bruce nel dicembre del 1972 si esibì a Sing Sing, che include anche estratti delle sue esecuzioni dal vivo, tra cui l’acustica “Growin ‘Up”. 

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