2 Giugno 1978 – Darkness on the Edge of Town

Accadde oggi!

Darkness on the Edge of Town è il quarto album di Bruce Springsteen, uscito il 2 giugno dl 1978.

“All’epoca scrivevo con un obiettivo preciso in testa e prestavo molta attenzione ad ogni singolo dettaglio compositivo; mettevo insieme un disco solo nel momento in cui mi rendevo conto di avere un certo numero di pezzi che guardavano tutti nella stessa direzione ed erano animati da una certa coesione». Con questo obiettivo, e dopo una lunga e articolata storia di scelte e ripensamenti (Cfr. P. Jappelli e G. Scognamiglio, La Grande Storia di Bruce Springsteen, Hoepli, Milano 2024), per questo nuovo lavoro, dei circa trenta pezzi registrati, furono scelti i dieci brani più intensi e coerenti, escludendo tutto ciò che poteva sviare dalla tensione dell’album. Ne uscì fuori una struttura straordinariamente simmetrica, dove le due cinquine che compongono i lati del LP seguono una sequenza che esalta l’idea di coesione che stava alla base dell’album: Badlands da un lato e The Promised Land dall’altro vedono i protagonisti affrontare le avversità trovando la forza nella possibilità di riscatto. Adam Raised A Cain e Factory hanno in comune il rapporto – conflittuale e di debito – con la figura paterna. Something In The Night e Streets Of Fire narrano di chi non riesce a scorgere neanche più uno spiraglio di speranza e si sente sconfitto. Candy’s Room e Prove ItAll Night cercano la forza nell’amore mentre i protagonisti di Racing In The Street e Darkness On The Edge Of Town, entrambi piloti di auto, sono pronti a spingersi al limite, correndo pericolosamente sulle strade, per fare i conti con se stessi e i propri errori. Con un titolo che allude agli angoli invisibili della vita – che siano difficili da scorgere o che tu scelga di non vedere- i testi di Darkness esprimono una poetica nobile senza essere intellettuale e diretta senza essere semplicistica. Dalle terre desolate alla Terra Promessa, Bruce attraversa il sogno americano mentre il suo cast di outsider, sognatori e silenziosi naufraghi brama la redenzione, la saggezza e la fuga.

La copertina, con gli scatti di Frank Stefanko, annuncia da subito un nuovo Springsteen: in una composizione decisamente scarna, in cui il titolo viene riprodotto con il carattere delle macchine da scrivere, Bruce è tutt’altro che la carismatica rockstar di Born To Run, ma piuttosto la versione punk di Al Pacino in Un pomeriggio di un giorno da cani, con capelli scompigliati e sguardo un po’ disorientato da “giovane tormentato”, cui fanno da sfondo una carta da parati vecchio stile e delle dozzinali veneziane. Dalle foto di copertina ai contenuti, Darkness è la dichiarazione di un uomo cambiato i cui ideali giovanili sono stati soppiantati dalla conoscenza faticosamente conquistata del mondo concreto. La realtà prende il posto del romanticismo della sua amata strada, la notte poetica e dannata dei suoi precedenti album lascia il posto all’oscurità che avvolge certe vite al limite, “dove i sogni vengono trovati e perduti, e in cui si è pronti a pagare il prezzo per ciò che si può trovare solo nel buio ai margini della città”. La folla di personaggi dei suoi primi album si è assottigliata: già ridotta a due figure – lui e la sua ragazza- in Born To Run, ora domina la desolata solitudine in Darkness in cui alcuni brani sono indirizzati a un generico “you” che rappresenta il suo pubblico, cui si racconta, si confessa o consiglia (in Badlands) di non perdere il tempo ad aspettare perché c’è sempre un prezzo da pagare.

A fronte della riduzione della comunità raccontata, c’è un’estensione delle coordinate geografiche: i riferimenti al New Jersey – a parte un veloce passaggio per la Kingsley Avenue di Asbury Park in Something In The Night – sono meno diretti a favore di set generici, più decontestualizzati, e ovunque ci sia qualcuno raggirato dalle menzogne o si senta il fischio di una fabbrica, ovunque aleggi la paura o “in ogni famiglia in cui un figlio erediti i peccati del padre.”  È ovvio che anche musicalmente i dieci brani riflettano un cambio di direzione nello stile compositivo: otto di loro durano meno di cinque minuti e dal punto di vista della produzione sembrano la versione scarnificata del sound alla Spector presente in Born To Run: ci sono poche concessioni ai singoli strumenti per eventuali assoli, i fraseggi si alternano, niente eco e riverbero e talvolta c’è spazio anche per il silenzio. Il tono vocale risulta più gutturale, profondo e meditativo, ma anche più rabbioso. Con Darkness, la sua musica inizia ad avere quelle implicazioni politiche e sociali che alimentano la sua reputazione come portavoce della classe operaia. «Mi sforzavo di esserne all’altezza, leggevo e studiavo per diventare un autore migliore e più credibile. […] Quasi tutto ciò che scrivo rappresenta un’autobiografia emotiva. Se vuoi che significhino qualcosa per il pubblico, devi creare canzoni che significano qualcosa per te. È la prova del nove, lo strumento per dimostrare che non stai scherzando».

Track_listing

Badlands
Adam Raised a Cain
Something in the Night
Candy’s Room
Racing in the Street
The Promised Land
Factory
Streets of Fire
Prove It All Night
Darkness on the Edge of Town

Personnel

According to the liner notes, and Margotin and Guesdon.

  • Bruce Springsteen – lead vocals, lead guitar; harmonica (6)

The E Street Band

  • Roy Bittan – piano; backing vocals (2)
  • Clarence Clemons – saxophone (1, 6, 9), percussion (1, 2, 5, 7, 10), backing vocals (1, 2)
  • Danny Federici – Hammond organ; glockenspiel (3, 4, 10), backing vocals (2)
  • Garry Tallent – bass guitar; backing vocals (2)
  • Steven Van Zandt – rhythm guitar; backing vocals (1–5, 7–9)
  • Max Weinberg – drums; backing vocals (2)

Technical

  • Bruce Springsteen – producer
  • Jon Landau – producer
  • Steven Van Zandt – assistant producer
  • Jimmy Iovine – engineer, mixing
  • Thom Panunzio – assistant engineer
  • Chuck Plotkin – mixing
  • Mike Reese – mastering
  • Frank Stefanko – photography

Commenta questo articolo